Consigli non richiesti all’assessore capitolino Croppi
20 Agosto, 2008 | Di artapartofculture redazione | Inserito in: approfondimenti | 534 lettori
Piazza del Campidoglio, Roma. Consigli non richiesti all’assessore capitolino Croppi.
Intervista rilasciata da Pino Galeota, uscita venerdì 2 agosto sul quotidiano “Libero.
“Consigli non richiesti all’assessore capitolino Croppi. Ma in fondo anche un mea culpa su quanto si poteva fare per la cultura a Roma e invece non è stato fatto. Pino Galeota, ex presidente della commissione Cultura e prima ancora ex presidente della commissione Turismo del Comune di Roma, ha passato quattro consiliature tra i banchi della maggioranza e riconosce gli errori di una politica culturale poco attenta alle richieste del territorio e per questo invita Croppi a invertire la rotta. Come? Galeota pensa che l’assessore giustamente voglia rimettere ordine tra le aziende capitoline e le varie “Case” create da Veltroni e rilancia: «Bisogna usare i bisturi. Si deve ridurre ad una sola l’azienda che si occupa di mostre ed eventi. In questo modo si potranno risparmiare dai 5 ai 7 milioni di euro l’anno». Soldi che secondo Galeota possono essere reinvestiti in centri culturali, uno in ogni municipio. Del resto, spiega, «non solo esiste già una mappatura dei posti, ma ci sono pure i soldi. La Regione Lazio, un anno e mezzo fa aveva messo a disposizione del Campidoglio qualcosa come 50 milioni di euro per ristrutturare 18 spazi». «Che fine hanno fatto?, si chiede l’ex consigliere del Prc. «Non mi risulta che quelle strutture siano state sistemate».
Come presidente della commissione Cultura Galeota ricorda inoltre che gli assessorati raramente hanno fatto riferimento al Consiglio comunale per le diverse iniziative culturali che hanno messo in campo. «La Scuola», porta ad esempio, «ha organizzato con risultati modesti “Roma Rock, Roma Pop”. Ha speso 800 mila euro, ma invece di coinvolgere il territorio ha dato i soldi a Mogol, che si e bravo, ma non si e fatto mai vedere. E che dire dell’assessore Tuadi? Per i suoi Enzimi non si e mai coordinato con la commissione cultura». Ma la ciliegina sulla torta sono quei 200 milioni di euro che sarebbero potuto essere spesi per l’arte contemporanea e che invece non si sa che fine abbiano fatto. «La legge del 1949, chiamata “legge del 2%”», sottolinea Galeota, «prevede che ogni intervento pubblico debba accantonare il 2% dell’investimento da destinare ad opere d’arte contemporanea. Se si fanno i conti dei finanziamenti per le metropolitane, il Centro congressi, la nuova Fiera di Roma, il Campidoglio 2, l’ex mattatoio, e via dicendo si arriva a 4 miliardi di euro. Il 2% sono 200 milioni che stanno nel carnet dell’assessorato all’Urbanistica. Morassut non li ha usati e nella commissione che si e insediata si sono visti i soliti volti noti. Gli artisti di Roma meriterebbero qualcosa di più». Il succo e, secondo Galeota, che «non c’e stato coordinamento ed e mancata una visione generale delle politiche culturali della citta».
Anche riguardo ai “grandi eventi” veltroniani, l’ex consigliere comunale di maggioranza si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «Sono stato presidente della commissione Turismo», puntualizza, «e so che i grandi eventi sono molto importanti nella competizione con le altre citta per attirare visitatori. Ma da qui a far diventare i grandi eventi la scelta culturale strategica ce ne corre. E purtroppo negli ultimi anni, nonostante l’abbia segnalato più volte, è accaduto dimenticando tante realta territoriali anche molto valide».”




Finalmente ci decidiamo a svelare quello che non va e non è andato sino ad oggi in fatto di organizzazione, gestione, valorizzazione dei Beni culturali al Comune di Roma. Sarebbe stato meglio farlo prima, quando molte iniquità e danni non erano ancora sedimentati, ma meglio tardi che mai. Detesto chi sale sul carro dei vincitori in piena corsa ma è pur vero che non tutti hanno avuto spazio e opportunità per comunicare dissenso. Premesso che non è il mio caso, dato che bene o male ho esercitato sempre la libertà di un’osservazione trasversale, essendo indipendente e piuttosto indomabile, ho apprezzando i pregi e le conquiste della passata amministrazione ma ho anche espresso, in più occasioni, perplessità e critiche su alcune delle scelte fatte. Ora, inevitabilmente, come tanti dei miei colleghi -ma non di quelli che prima hanno mangiato a lungo in un piatto dentro cui, poi, e solo “poi”, hanno sputato dentro- mi aspetto ed anzi pretendo un vero cambio di rotta. Ho i miei dubbi, però, che ci si riesca perchè gli italiani, si sa, hanno il difetto di buttar giù i monumenti per ricostruirli, il più delle volte, peggio di prima. Attendo, continuando a far da vedetta e a sanzionare laddove lo creda necessario. Sempre che a qualcuno interessi il mio punto di vista. Perchè no, poi?
Questo mio sproloquio, in parte di supporto a Pino Galeota, è inteso a suggerire, al nostro colto Assessore Croppi, una serie di incontri con gli operatori di settore (ne fece la Melandri, a suo tempo: vi partecipai ricoprendo diversi ruoli, ma perdemmo tutti amabilmente tempo!): da una parte per conoscerli (sono o non sono tra i primi referenti del suo lavorare e, di fatto, tra quelli che lo legittimano?), dall’altra per fare con loro il punto della situazione “dal di dentro”, dall’altra, ancora, per capire quali sono le aspettative che il mondo dell’Arte (specialmente: è il mio specifico) ha e come non tradirle tutte, come poter risolvere almeno parte degli annosi problemi, dei conflitti d’interesse, degli sprechi (…), per far di Roma un esempio luminoso in Italia, restituendole autorevolezza internazionale e un peso culturale (quindi anche politico) adeguato al suo ruolo di grande Capitale europea.
Barbara Martusciello
Ah, che articolo tosto, signor Galeota, e che commento coraggioso, signorina Caporedattore!
Allora è vero che qualcosina di sconveniente c’è stata, nella passata gestione istituzionale, a Roma… Lobby rutelliana, casta veltroniana, rete bettiniana, strapotere zetemiano… Insomma: Roma si è evoluta culturalmente e internazionalmente, ma a quale prezzo? E poi: è davvero migliorata in tutto? Non abbiamo rischiato il pensiero unico, la curatela pesante, il Sistema dell’Arte omologato? Molti pensano di sì… Ai posteri l’ardua sentenza, a noi raccattare i cocci e sperare in un’inversione di rotta, come si augura la Martusciello.
Germano
Sì, va bene, e poi? Non è che ora vi lamentate tutti troppo di quanto fatto ieri? Non starete esagerando? Credete che la cordata Alemanno-Croppi cambierà in meglio lo stato dell’arte e della cultura a Roma? “Roma cambia”, hanno notato, ma come e cosa cambia? Non è che torniamo indietro, al pizza-e-fichi, al souvenir romaimperiale, alla tranquillizzante figurazione passatista? Non è che buttando giù (leggi: Ara Pacis!) o dimenticandosi di tutelare (leggi: Velodromo) iniziamo bene, non credete?
Una sfiduciata perplessa.