UTET: caduta di un mito enciclopedico | di Barbara Martusciello
23 Agosto, 2008 | Di b.martusciello | Inserito in: approfondimenti, in(tolerance) | 1,625 lettori
di Barbara Martusciello | A cosa servono oggi ENCICLOPEDIA, DIZIONARI e VOCABOLARI, strumenti divulgativi sui quali si poteva contare per reperire notizie esatte, correttezza linguistica, buona cultura, alla luce dei nuovi avvenimenti, che hanno svelato incompetenza e cialtroneria (tutte italiane?) da parte di una delle prezzolate pubblicazioni di settore? Il loro ruolo e la loro importanza non esistono più, spazzati via da un sistema agito e agitato da nani e ballerine.
In un paese culturalmente e moralmente allo sbando (per non parlare del settore sportivo che, dopo gli esiti delle Olimpiadi, dimostra una caduta libera degna di pese dei campanelli e campanili), anche uno dei maggiori organi educativi si sarebbe macchiato di risibile ignoranza: stiamo parlando della U.T.E.T. (www.utet.it; www.UtetCultura.it), nota editrice con un ricchissimo catalogo di oltre 800 titoli nella sezione Cultura. Si legge nel sito che lì sono “editori dal 1791″ (un poco lo avevamo capito anche dal Sito stesso) e che si “continua una tradizione secolare di grande pregio a cominciare dalle enciclopedie”.
Eppure, anche questo prestigioso veicolo del Sapere, ci informano da Rieti, è caduto in fallo: tale evidenza, inaspettata ed incredibile, l’ha trascinato in uno scandalo che ha ingolfato per una mezza mattinata tutti i Tg nazionali, pur non sconvolgendo, come sarebbe stato doveroso che accadesse, classe intellettuale, accademica, né istituzioni e mondo politico. E quando mai?!
La notizia si è concentrata intorno a Rieti, che, come ci ha informati il suo Sindaco, Giuseppe Emili, è stata trattata, nella corrispettiva voce dell’Enciclopedia I Comuni d’Italia, al volume XXVII, con imbarazzante e risibile negligenza, a partire dall’appellativo di “retini” (spiacevole assonanza…) affibbiato agli ignari “reatini”. Alla U.T.E.T., strafalcione su strafalcione, si è, poi, trasformata la protettrice di Rieti Santa Barbara (che si festeggia il 4 dicembre) in -miracolo, miracolo!- Santa Rosa da Viterbo.
Possibile?
Il Sindaco di Rieti ha scritto una lettera al Direttore Editoriale U.T.E.T. -attualmente è Enrico Cravetto- per denunciare i crassi errori e le sconcertanti dimenticanze a partire dalla ricca parte storica sulla città, tronca dei suoi avvenimenti significativi, come la costante presenza di San Francesco nel territorio fino all’anno precedente la morte e la stesura della Regola dell’Ordine realizzata a Fonte Colombo nel 1223; e come la realizzazione di un Palazzo Papale (non solo vescovile) nel 1289, l’incoronazione di Carlo II d’Angiò, la beatificazione di San Domenico di Guzman; non solo: anche, scrive il Sindaco, la “totale dimenticanza del Teatro Flavio Vespasiano, un gioiellino architettonico e di acustica tanto da essersi guadagnato un premio, nel 2004, assegnato da una commissione guidata dal maestro Uto Ughi.
Leggeremo le altre Voci per scoprire se e quanto c’è ancora di così ciabattone, nei testi della U.T.E.T., comunque domandando(ci) su quali basi, oggi, continuare a ritenere tale sua Enciclopedia un punto di riferimento dell’editoria italiana.
Da cosa è dipeso tale abbassamento qualitativo sino all’annullamento di una funzione educativa e didattica? Sarà forse colpa dell’attitudine, in ogni settore, al risparmio a discapito della qualità (della cultura ma ancor più gravemente, anche della sicurezza sul lavoro, dell’utente e del cittadino!)? Sarà perché si economizza sul personale e sui collaboratori, ripiegando su stagisti e giovani alla prima esperienza lavorativa, inesperti e il più delle volte non pagati? Quale che siano i motivi, il fatto è grave non solo per la U.T.E.T. e per l’attendibilità dei professionisti che vi lavorano e la rappresentano ma per tutto il campo dell’editoria enciclopedica e per l’immagine di un’Italia che anche in questo settore ha, a quanto pare, perso ogni credibilità nonché primato.
Attendiamo con ansia pubblica ammenda, magari qualche testa, augurandoci contestualmente un segno di vita, un rantolo, magari, da parte degli esponenti della cultura di questo paese, semmai ce ne fosse ancora l’ombra…
Da ora in poi, che nessuno osi più liquidare come superficiale la cosiddetta Google-generation perché nella Rete, almeno, l’informazione e la nozione non hanno la pretesa di essere graniticamente certe e sono, per giunta, gratuite e “aperte”.
Info: info@comune.rieti.it
per la U.T.E.T.: http://www.utet.it/utet/index.jsp
contatto: ufficiostampa@utet.it, anche per protestare!
P.s.: gli abitanti del Comune di Rieti non sono 43.785, come è scritto sul volume incriminato della U.T.E.T., ma 47.656: anche su Wikipedia lo sanno!




Trovo giuste le affernmazioni che fai circa la rete, troppo spesso bistrattata e considerata dai più “anziani” come veicolo di spazzatura, soprattutto per quanto riguarda la cultura. Nella rete invece occorre essere particolarmente attenti perché è fruita da milioni di utenti e soprattutto perché c’è un immediato contraddittorio: chi sbaglia paga, con la propria faccia e il proprio nome. Quanto ai giovani, stagisti, inesperti e non pagati, dissentirei.. Sono proprio loro che mettono il cuore nelle cose che fanno!
… il cuore: quanto ne ho messo, “ai miei tempi”, e quanto sudore della fronte… Ho scritto e confermo ciò di cui sopra -su stagisti e simili- non certo per denigrare impegno e fatica di chi, come anche io ho fatto (e continuo a fare: “gli esami non finiscono mai”, confermava Eduardo) mette tutto in queste faccende affaccendato… Ma non è credibile che, con inesperienza dovuta, appunto, alla giovane età e all’altrettanto “giovane curriculum”, si possa essere sempre all’altezza di compiti che altri assegnano, dissennatamente o da approfittatori, oppure da chi è “tirato per i capelli”, a chi non è -inevitabilmente, non per colpa ma per storia personale e generazionale!- titolato per rispettarli al meglio, ti pare?
Questo è il paese della superficialità, dell’approssimazione: vogliamo sempre far pagare ai giovani con la loro faccia l’agire sciocco di altri? Perseguendo nel dar loro la sensazione che in questo paese “tanto va bene tutto” e “chi se ne accorge”, “accontentiamoci”?, che si può avere e essere “tutto e subito”? Che, infine, la mediocrità paga?
Poi, naturalmente, l’esperienza si fa da ragazzi e sul campo, ma il limite è la consapevolezza, oltre che la preparazione: propria e altrui.
Per il resto, cara Francesca, grazie della tua analisi sulla Rete e della partecipazione a questo forum.
Che rasoiate, Martusciello!
Ma c’hai ragione, c’hai! Essere giovani non sempre significa che tutte le porte sono aperte e tutto “se pò fffà” ma che tutto è nelle nostre mani, se sapremo aprirle nel modo migliore, se saremo pronti… e se, poi, qualcuno ti dà la sua, di mano, un pò più esperta e con esperienza, se ti consiglia e ti striglia… bhè, il gioco è fatto! Grazie ancora!
Alessia
MA LA UTET CHE HA DETTO, IN PROPOSITO? E HA MICA LETTO E SI E’ RISENTITA DELL’ARTICOLO? NOOO? QUINDI SE NE DEDUCE CHE:
1) NN HA POTUTO PROTESTARE PERCHE’ QUANTO SCRITTO NELL’ARTICOLO -E POI IN ALTRI IN GIRO SU INTERNET MA ANCHE SU CARTACEO: NON COSI’ CRITICI E APPROFONDITI, PERO’- E’ CORRETTO
2) SI E’ VERGOGNATA E HA PREFERITO IL SILENZIO
3) PER SPOCCHIA, NON RITIENE DI DOVER FARE PUBBLICHE SCUSE A TUTTI
4) CONTA SULLA MEMORIA CORTA DEGLI ITALIANI SCIOCCHI O SULLA LORO INCAPACITA’ CRITICA
5) TUTTE E QUATTRO LE IPOTESI INSIEME
4) NON VEDE NON SENTE NON LEGGE NON PARLA. MA CHE SCHIFO DI PAESE! VERGOGNA!
Guido
utet non è la prima enciclopedia che sbaglia — nè il primo editore di prestigio che commette errori, ed è giusto che ciò venga segnalato. quanto alle informazioni sulla rete, quando non sono flagrantemente errate sono di una superficialità e inesattezza al cui confronto il vecchio bignami appare un manuale di alta cultura. sembrano scritte da un gruppetto di amici che si strizzano l’occhio tra di loro — e magari è proprio così. gli errori, non scusabili, di utet e altri editori di prestigio, dipendono spesso dal metodo di lavoro — si affidano le voce ad avventizi sottopagati. e in appalto, magari. così è con i correttori di bozze, affittati presso agenzie, alla meglio. un tempo erano interni alla struttura. è da notare che le opere in lingua straniera, quelle prodotte in germania e negli usa, specificamente, di quelle prodotti in italia sono molto più esatte. c’è anche l’ignoranza, naturalmente, di cui i telegiornali e le trasmissioni culturali ci deliziano quotidianamente — e non bastano a riscattarle gli snobismi dei conduttori.
ragazzi, avete voluto il 68 stile italiano e il voto politico? pedalate.
beh, Sanavìo, chi ha voluto il 68 è più vicino alla lapide che ad uno splendente futuro.
E fra il 68 ed oggi troppe riforme (peggiorative) ha visto la scuola.
Chi dà lavoro agli stagisti (sottopagati e non addestrati) di oggi probabilmente non è frutto del 68 perchè altrimenti sarebbe in pensione.
Diciamo, và, che c’è un vizio di fondo nelle case editrici… ritenere il lettore una nullità, una sottospecie culturale ancor meno colta dei propri correttori o editor.
Diciamo che, anche per le major, rivedere quel che viene affidato in giro per il confezionamento non costituisce buona prassi.
E proprio a queste girerei l’invito di darsi al ciclismo.