Concita De Gregorio, neo-direttore ed eccezione che conferma il valore e la regola | di Francesca Mentella
30 Agosto, 2008 | Di f.mentella | Inserito in: approfondimenti | 496 lettori
di Francesca Mentella | Il 26 agosto il nuovo direttore Concita De Gregorio ha firmato il suo primo editoriale sull’Unità, il giornale del Partito Democratico. L’ex firma di punta del quotidiano La Repubblica è subentrata, non senza polemiche, al suo collega Antonio Padellaro, che ha tenuto il timone del quotidiano dal marzo 2005. In una rivista che si occupa d’arte, ma che è popolata da numerose presenze dell’altra metà del cielo, ci è sembrato doveroso dare risalto ad una notizia che rallegra il mondo femminile, rendendo onore al merito di una brava giornalista, ormai direttore di un prestigioso quotidiano.
L’episodio della nomina della De Gregorio tuttavia, ci dà motivo di riflettere sul fatto che le donne nel nostro Paese sono -mi si conceda la metafora- una specie di “minoranza protetta”. Come il prezzemolo, devono obbligatoriamente stare un po’ ovunque. Per decisione dei maschi però. In barba alle tanto acclamate “quote rosa” in politica, nell’editoria, come in qualsiasi posto di responsabilità, una donna dovrebbe, al contrario, ricoprire ruoli importanti solo se veramente lo merita, solo se veramente ne ha le capacità. Non è certo questo il caso del neo direttore De Gregorio, preparata e stimatissima giornalista.
E’ evidente però che, messa ad hoc in alcuni posti chiave, attualmente, una presenza femminile nel mondo del lavoro è imprescindibile: fa comodo agli uomini -per essere “inattaccabili”- ed è pressoché doverosa. Retaggi di un femminismo antico, che ne palesa il fallimento e che degenera nell’assegnazione di ruoli nelle “stanze dei bottoni” a donne che, probabilmente, non meriterebbero poi così tanto. Vengono investite di incarichi importanti solo perché la società in qualche modo lo impone, perché in fondo è giusto così. Questo fenomeno si verifica spesso tra le manager o, più comunemente, in politica; al contrario è poco diffuso nel mondo dell’editoria e della stampa e nella rete, frontiera del giornalismo prossimo venturo, la situazione è pressoché simile.
Sono molte le donne impegnate in questo settore, ma dobbiamo ricorrere alla storia del giornalismo italiano poiché sono rari i casi che hanno preceduto quello di Concita De Gregorio: tra le presenze femminili, Flavia Perina ha diretto sino al 2006 il Secolo d’Italia, nel 1996 fu la volta di Sandra Bonsanti alla direzione del quotidiano Il Tirreno, fino a risalire a Matilde Serao, che nel 1892 insieme a Eduardo Scarfoglio, fondò il quotidiano Il Mattino.
Siamo felici che una donna si trovi alla direzione di un giornale, ma ancor di più perché sappiamo che è una donna che ha molto da dare. Lo ha dimostrato nel corso della sua carriera e al suo esordio da direttore, nel suo intenso editoriale di martedì 26 agosto: “Sono cresciuta –scrive- in un Paese fantastico di cui mi hanno insegnato ad essere fiera. Sono stata bambina in un tempo in cui alzarsi a cedere il posto in autobus a una persona anziana, ascoltare prima di parlare, chiedere scusa, permesso, dire ho sbagliato erano principi normali e condivisi di una educazione comune. Sono stata ragazza su banchi di scuola di città di provincia dove gli insegnanti ci invitavano a casa loro, il pomeriggio, a rileggere ad alta voce i testi dei nostri padri per capirne meglio e più piano la lezione. Sono stata una giovane donna che ha avuto accesso al lavoro in virtù di quel che aveva imparato a fare e di quel che poteva dare: mai, nemmeno per un istante, ho pensato che a parità di condizioni la sorte sarebbe stata diversa se fossi stata uomo, fervente cattolica, ebrea o musulmana, nata a Bisceglie o a Brescia, [..] Ho saputo senza ombra di dubbio che essere di destra o di sinistra sono cose profondamente diverse, radicalmente diverse: per troppe ragioni da elencare qui [..]Ricevo in eredità -scrive- da Furio Colombo ed Antonio Padellaro, il senso di un impegno e di una impresa. Qualcosa di terribile è accaduto negli ultimi vent’anni. Un modello culturale, etico, morale si è corrotto. La politica non è che lo specchio di un mutamento antropologico, i modelli oggi vincenti ne sono stati il volano: ci hanno mostrato che se violi la legge basta avere i soldi per pagare, se hai belle gambe puoi sposare un miliardario e fare shopping con la sua carta di credito. “Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, diceva l’uomo che ha fondato questo giornale. Leggete, pensate, imparate, capite e la vita sarà vostra”.
Donna o uomo, non fa differenza, noi guardiamo i contenuti e nelle parole della De Gregorio, c’è un incipit per un promettente futuro. Una donna che merita, auguri direttore!



