MOSTRA-GIOSTRA. Sinergia italo-tedesca di valore Infinito | di Paolo di Pasquale
2 Settembre, 2008 | Di p.di pasquale | Inserito in: approfondimenti, eventi mostre | 161 lettori
di Paolo di Pasquale | artMbassy, -ambasciata d’Arcadia di Chiara Marzi- ed EconomiaPoetica di Mario Lamberti presentano l’operazione ‘Kunst-wert InSaldi di Valore Infinito’ nello Studio Marzi, via Ferrari 35 a Roma (zona Prati): una relazione sinergica italo-tedesca tra, appunto, artMbassy e l’EconomiaPoetica che inaugura il 4 settembre 2008 (ore 19).
Di cosa si tratta? Di una “mostra-giostra”. E’, questa, una proposta d’arte contemporanea alquanto originale e nella stessa scelta operativa risiede anche il senso dell’intero progetto
L’iniziativa, infatti, è presentata nello spazio espositivo alternativo (a Roma) che, per l’occasione, si trasforma anche in una “banca” che propone una “economia poetica…”.
Cosa succede, in questa “banca” particolare? In essa è offerto, ai clienti”-pubblico, l’acquisto di un biglietto che si potrà pagare con il sep (speciale banconota dell’EP); con questo tiket si potrà entrare in giostra e mettersi in mostra: l’arte girerà e con essa che si sottoporrà al gioco diventandone protagonista. In questo modo, giocosamente e simbolicamente, sarà fatta “girare” anche la cultura di vivere le opere portate nel vivere quotidiano…
Ah, cari futuristi, quanti semi ci avete lasciato!
Bene: la giostra è aperta dal 12 luglio e ruoterà a lungo: fino 31 dicembre 2008. Tenetevi forte, girerà anche la testa. Forse.O forse no.
Si segnala che Economiapoetica si professa aperta a varie forme di collaborazione e sostegno con inziative dove l’arte “gira e vive….”: come kunst-wert in saldi di valore infinito.
Garantendo che: “il Valore dell’Opera” corrisponde sempre a qualcosa di più rispettoa al reale valore “di scambio…”, si afferma -o meglio: lo fa Mario Lamberti- che questa, l’opera, “è per sua natura Assoluta e Infinita nella sua Conoscibilità Illimitata, per Grazia alla circolazione tra Enti in Grazia all’Opera d’investimento materiale sommato al Capitale Culturale interno, produttivo di un Valore aggiunto tramite progetti d’investimento umano, sull’ ambiente e le città nell’Ora dell’Era dell’OrO…; Per associoeconomie, per aumentare le possibili relAzioni, per stati di miglioramento in una cumcorrenza (concorrere insieme) nel processo di partecipazione spost-contemporaneo…: in una EconomiaPoetica… E’ l’Ora dell’Era dell’OrO l’Entusiasmo e non solo, ci siamo noi”.
Rilancia Annika Sprünker, spiegando che nella mostra Kunst-wert InSaldi di Valore Infinito ,si vuole “tematizzare il valore aggiunto delle opere d’arte sul posto di lavoro. La presenza dell’arte nel contesto dell’ufficio unisce la gente, genera l’interazione creativa e trasmette nuovi messaggi. L’arte sul posto di lavoro sfida la percezione abituale riducendo lo stress e stimolando la comunicazione”.
L’organizzazione fa anche sapere di voler ringraziare alcuni artisti: Corrado Sassi, Roberto De Paolis, Werner Gasser, Jan Bauer, Dora Tass, Massimo Luccioli, Jona Markgraf , Alessia von Mallinckrodt e Ruth Biller.
Tra i partecipanti a questa bizzarra quanto interessante -pienadi stimoli per rifletteresumassimi sistemi: valore dell’opera, senso dell’arte, rapporto arte e società etc.- figura Tiziano Lucci. Per l’occasione l’artista presenterà insieme alle sue opere il suo nuovo catalogo a cura di Gianluca Marziani, che scrive: “Tiziano Lucci è un artista complesso perché accogliendo gli stimoli esterni non si ferma alla superficie delle cose e cerca di inabissarsi in profondità nel modo di esperire il mondo. Pensando a Lucci come artista e come persona si può definirlo visionario per la sua caratteristica di procedere oltre l’apparenza e di costruire un immaginario magico fatto di vibrazioni sensoriali. Per dare un nome alla sua produzione artistica si può parlare di pittura digitale, ma egli spiega che questa definizione è solo una questione finale e formale. E’ importante il processo di produzione dell’opera che è frutto di un milk-shake di realtà, comprese alcune che non c’entrano niente con il risultato finale”.
Ricordo, anche, un testo che descriveva la produzione di Lucci, nel lontano 2002, firmato da Barbara Martusciello, così: “(…) tra questi più giovani sperimentatori digitali figura Tiziano Lucci. Le sue strane panoramiche, le sue strutture fluide e i suoi esseri techno-biologici sono il risultato di campionature di varie immagini manipolate totalmente al computer oppure -il più delle volte- sono costruzioni fatte interamente in digitale. In entrambi i casi il prodotto finale è stampato su diverse superfici (pvc o pellicola lucida come uno specchio) a seconda dell’impatto visivo che Lucci desidera produrre. Le composizioni di Lucci appaiono a prima vista cupe per poi scoprirsi accese da colori luminescenti e velature metalliche che alludono a una realtà tecnologica. Ma cosa si agita, più specificamente, dentro questa realtà? Lucci proietta il suo sguardo inizialmente dentro sè stesso per poi consegnare il risultato di quest’analisi introspettiva all’esterno, affrontando la complessità della quotidianità, solo apparentemente normale. Egli infatti ci restituisce un’immaginario permeato da un’ambigua atrmosfera cyber, atemporale e claustrofobica; le sue composizioni raffigurano spesso degli interni immaginari non certamente rassicuranti come non lo sono le sue panoramiche all’aperto altrettanto surreali e visionarie; ovunque compaiono e si muovono corpi alterati e sintetici che sembrano ologrammi che si connettono alle architetture e ai luoghi che abitano, nei quali entrano e si confondono, riemergono per poi venir nuovamente riassorbiti, a volte innestanovisi letteralmente. L’attenzione nei confronti dei volumi e delle superfici è notevole e si sviluppa scenograficamente giocando con la durezza e le morbidezza virtuale dei corpi, tra implosioni ed estroflessioni esageratamente tese. E’ a questo punto possibile indicare i quadri di Lucci come una sorta di suo autoritratto che prende la forma di scenografiche costruzioni mentali che si palesano visivamente rapportandosi con chi si pone di fronte alle sue opere nelle quali, in qualche modo, può riconoscersi. Questo lavoro, infatti, parte da un’input tanto privato e personale ma diventa pubblico e dunque condivisibile una volta reso immagine-quadro per la sua capacità di affrontare interrogativi, dubbi, incertezze e ansie assolutamente collettive nate e incrementate dentro il ritmo veloce e parcellizzato del nostro tempo mediale e tecnologico”.
www.artmbassy.com; Galerie artMbassy GmbH, Anna-Louisa-Karsch-Straße 7, 10178 Berlin-Mitte; tel./fax: +49(0) 3024 045 755; Studio Marzi, Via G. Ferrari, 35, 00195 Roma; tel.: +39 0637 517 621; fax: +39 0637 514 980; chiara.marzi@artmbassy.com



