Biennale di Venezia | Padiglione Italia: indiscrezioni, dubbi e qualche polemica | di Barbara Martusciello
7 gennaio, 2009 | Di Barbara Martusciello
Inserito in: approfondimenti, art fair biennali e festival, beni culturali, in(tolerance), osservatorio inchieste
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Prime indiscrezioni sul Padiglione Italia della Biennale di Venezia che, com’è noto, è stato affidato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi in persona a due Beatrice: Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, appunto. Come abbiamo a suo tempo ricordato in questo webmagazine, la Buscaroli faceva capo al Sistema museale dei Musei e Attività Espositive del Comune di Bologna; Luca Beatrice è critico e docente di Nuove tendenze dell’arte all’Accademia di Brera, nonchè, dal 2005, collaboratore del Comune di Perugia per le attività espositive e in generale per la progettazione di manifestazioni connesse alla cultura e all’arte contemporanea.
Certamente, le scelte dei due paladini dell’arte italica, se apriranno quella visione chiusa su una selezione e decisioni (di potere) legate alla compatta e inquadrata rete fatta di solite gallerie soliti artisti, critici etc., sandrettorebaudenghiane, anglosassonicentriche, speriamo non portino l’Italia troppo lontana da una prospettiva innovativa, di ricerca: insomma, realmente contemporanea. Va anche detto che è inevitabile non piacere e far contenti tutti, scontentare una parte se l’altra è soddisfatta, cosa che puntualmente avviene quando si fanno selezioni e scelte di campo; ognuno se ne assume, evidentemente, oneri e onori…
Comunque, era piuttosto prevedibile che i due curatori avrebbero individuato nella figurazione -ma una particolare figurazione-la bandiera con la quale rappresentare l’arte italiana: era da sempre nelle loro corde, in quelle di Luca Beatrice in particolare; così, i primi nomi degli artisti papabili per questa nuova edizione veneziana, se portano avanti linguaggi eterogenei, in massima parte, appunto, si palesano attraverso una certafigurazione per quanto differente per ognuno. Speriamo davvero in una scelta definita e lontana da (altre) seppur nuove strategie che sostituiscano quelle tanto odiate e criticate; e confidiamo, non troppo ottimisti, in una panoramica non passatista ma all’avanguardia o, quantomeno, coraggiosa e di qualità. Lontano da sospetti mercantili, di quelli spudorati e biechi da italietta cialtrona. Va ricordato che la Biennale non accoglie una mostra -questa- per la quale il curatore, alla fine, e tutto sommato, paga con la sua faccia; qui, invece, si tratta di palesare l’arte italiana e di presentarla al resto del mondo: se permettete, qui entra in gioco la credibilità di una categoria enorme di professionisti, la cultura di un Paese, l’eccellenza di un Made-in-Italy appannato che rischia di collassare, definitivamente…
Chissà se i probabili nomi degli invitati sentono tale responsabilità… Vedremo se saranno tutti confermati o no. Qui indichiamo come molto probabili Chia, Daniele Galliano, Pignatelli, Demetz, Basilè, Manfredi Beninati, Lodola, Bertozzi e Casoni, Berruti, Bolla, Montesano, Verlato, Velasco, non certi Tirelli, Savini, Petrus, Bazan e Marco Cingolani… O quest’ultimo, invece, sì…
Ipotizziamo anche un nome più volte preannunciato, quello di Pietro Cascella, come protagonista di un Omaggio. Lo scultore, scomparso nel maggio 2008, appartenente alla grande famiglia d’arte, omonima e non (vi fa parte lo stessoMatteo Basilè probabilmente invitato, come premesso, alla stessa kermesse), è un veterano, comunque la si pensi. E’ anche stato un caro amico del Ministro Bondi che fu presentato proprio dall’artista a Silvio Berlusconi con gli sviluppi che conosciamo. Cascella era di casa nell’area PdL o meglio, da Berlusconi dato che, tra l’altro, lavorò anche ad Arcore realizzando una Volta Celeste e il Mausoleo di Villa San Martino,ebbene sì: quello… Forse non sarebbe così equo e trasparente un invito per Cascella proprio ora, legando definitivamente il suo nome a decisioni che si rivelerebbero molto politica e troppo poco culturali e libere, di fatto appannando una personalità grande come quella dello scultore. Imbarazzante, poi, affiancare tutto ciò ad un altro Cascella, il citato Basilè, che si ritroverebbe in una Biennale in odor di nepotismo e giochetti di potere oltre misura.
Mentre qui scriviamo, indiscrezioni indicano che un cambio di registro si sta aprendo verso una qualche forma di omaggio futurista, anche per affiancarsi a colossali e sacrosante celebrazioni per il Centenario. Vedremo…
In attesa di integrazioni e smentite, abbiamo detto la nostra, ora dite la vostra.
- Leggi anche: http://www.artapartofculture.org/2008/10/03/biennale-di-venezia…
- http://www.artapartofculture.org/2009/06/13/biennale-di-venezia-…
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vabbé, la rivincita dell’italica prevedibilità…
Leda
zuccheroso contentino a chi dice che l’arte contemporanea non si capisce e, così, ora crederà di capire…: ogni riferimento a Ministri e politici particolari non é casuale!
Fabio S.
Tirelli e Galliano, per carità, andranno anche bene ma in generale é la sagra del paesello, questa, fatta di bella pittura senza ricerca e sperimentazione, poco da dire, argomenti estetizzanti con poco pepe e sale… Che tristezza: dalla padella alla brace!
Grande Daniele Galliano!
Certo che se Basilé va su con Cascella suonerebbe imbarazzante come esempio di nepotismo… Comunque meglio il nipote, con tutto rispetto per il maestro Pietro!
Salace come sempre, sinorina! Concordo e mi piace la sincerità e onestà intellettuale che hai sempre mantenuto affiancandola a toni costantemente definiti ma garbati di chi non spara per copire e distruggere ma per fare attività critica argometata oggi rara: apprezzo!
Cico
Trovo le scelte di Luca Beatrice coraggiose e necessarie in una realtà drogata da finti-artisti che sono pompati dal sistema e volutamente criptici ma che stringi stringi non hanno loro nulla da dire. ma chi scrive concorda in questo o no?
Io un galliano o un basilé lo metterei in salotto o nella collezione di un museo; ho messo Cingolani, Pusole, Pancrazzi, quindi vado per una “certa” figurazione; nonostante questo fatto, non apprezzo (se sono reali e definite) scelte come quelle qui indicate; mi sembrano un poco troppo di comodo, facili, di quelle legate ad una buona-pittura tutta “bella mano” ed estetica ma poca sostanza, poca ricerca, poca originalità e soprattutto poco coraggio. Dall’artista ci si aspetta uno sguardo trasversale non accademico…
Amo moltissimo Cingolani del quale ho un pò perso le tracce…
Ecco, appunto: perché non Cingolani Pusole Pancrazzi piuttosto che Pignatelli, Demetz, Petrus o Velasco, tanto vecchio regime?!
ma perché molti di questi da voi citati ci son già passati inBiennale, ora diamo spazio ad altre ipotesi: il pubblico e il botteghino decideranno, questa é la democrazia, testoni!
Democrazia é quando si può scegliere tra qualità e pluralità di proposte: né ieri era possibile, né oggi lo é… L’arte non può essere mai di regime, di squadra-che-vince nel suo presente ma solo voce dissonante, traccia controcultura domuinante, segno scomodo, sguardo illuminato, presagio di sbocchi e sviluppi futuri…
M. De C.
Qualcuno sa nulla di Sissi, che Exibart dà tra le invitate?
Come fate a sapere sempre tutto con tanto anticipoooooo?!!!!
il testo é un classico, da una parte la pittura, l’accademismo estetizzante, dall’altra una ricerca profonda per conquistare una posizione nell’arte internazionale. Il vecchiume e il futuro, l’arretratezza e il progresso, ho capito bene? La realtà é un’altra, la ricerca a tutti i costi e i tagli con il nostro passato artistico ha portato ad una superficialità alla grande fratello, siamo al servizio dei miliardari capricciosi come Pinault e Sandretto.
scusa Luigi ma io ho parlato, non acaso, di una “certa” figurazione. Leggi meglio e, se riesci, anche tra le righe, non é difficile intenderci…
barbara martusciello
La signora o signorina che firma l’articolo ci ha visto lungo, i nomi saranno quasi tutti inclusi, a sentir le nostre fonti… Su Cingolani qualche dubbioc’é ancora, speriamo che si sciolga perché lo apprezzo infinitamente. Grazie a tutti per l’ottimo lavoro.
C. M. R.
‘ a Luì, ma se lo sanno tutti che la Martusciello non ha preclusioni, dato che ha pure curato un sacco di mostre di graffitari e streetartisti che con la figurazione c’hanno molto a che fare!
Nella lista manca l’artista Roberto Floreani, sono pronto a scommettere qualsiasi cifra sulla sua presenza.
Lo sapete il perché? Darebbe fuoco alla casa della Buscaroli se non ci fosse. Chi vuole scommettere?
Ciao barbara, in effetti so che segui anche la figurazione e non le mandi a dire, certe cose… Ma Galliano lo salvi, giuto? Cingolani lo salvi, giusto? Insomma, sei dubbiosa sulle scelte di Luca, su Luca, sulla maggior parte dei “suoi” nomi…?
Un caro saluto
Anita
e basilé dove lo metti?!
… in effetti, Floreani lo avevo indicato nella mia lista stilata sul mio gruppo e sul profilo di Facebook ma qui mi é sfuggito…
Comunque attendo conferme per argomentare più esattamente. Non é (solo) una questione relativa ai “nomi”, alle “liste”, insomma alle “scelte”, delle quali ognuno si assume la responsabilità che, del resto, fa parte integrante del lavoro curatoriale e critico; il vero problema, piuttosto, é l’intromissione della politica -oops: dei partiti- nelle nomine che riguardano ambiti artistici e culturali e che solo in questo straccio di Paese avvengono così “a gamba tesa”…
barbara martusciello
su questo interessante forum é stata aperta una discussione sull’argomento. Col nome di Daw ho inserito una specie di lettera aperta rivolta al sig. Beatrice, mi piacerebbe sapere l’opinione in proposito da parte dei lettori di art a part. Il link é il seguente:
http://www.finanzaonline.com/forum/showthread.php?t=967072&page=15
Graziedell’articolo e del vivace forum!
Aggiungo inoltre -e lo leggiamo anche tramite il sito segnalato da Daw- che Martegani, trattato dal grande potente Emilio Mazzoli, vedrà nella sua galleria (o altrove?) una grande Personale… Dal momento che Beatrice lo ha più volte nominato in diversi articoli, chissà se la decisione di Mazzoli non sia legata a ciò che sa o che gli é stato promesso: anche Martegani alla Biennale.
:-)
Paskal
Ci permettiamo di citare questo bel pezzo scritto come lettera aperta da DEW nel sito da lui segnalato, che ESORDISCE CON DUE PREMESSE:
” -sono d’accordo (con Luca Beatrice) con alcune sue valutazioni di “sistema” e capisco dunque il suo rancore nei confronti dei circuiti istituzionali dell’arte italiana che escludono chi come lui unisce successo commerciale a serietà professionale;
-condivido la sua crociata contro l’arte presuntuosamente ermetica a favore invece di un “saper fare”, di un primato della prassi rispetto alla pura speculazione intellettuale”.
MA, PROSEGUE, “ciò é degno di nota ma non di ossessione”; infatti (CONDIVIDIAMO), “ogni singolo articolo pubblicato da Beatrice negli ultimi mesi va esclusivamente nella direzione della rivalsa, dell’acrimonia e del tentativo di scavare un argine rispetto al pretenzioso concettuale”
E’ SEMPRE DAW A SCRIVERE (E NOI A CONCORDARE): “non si inalberi, sig. Beatrice, e manifesti la sua professionalità virando verso un profilo super partes. Capisco che schierarsi faccia parte del look, dello stile, ma ogni tanto un distinguo, una precisazione, una parola di conciliazione farebbero onore a lei ed alla verità delle cose.
E quindi perché non dire che al di là dell’antipatia congenita e presuntuosa di un Kounellis egli é (stato) anche un grande artista? Perché non dire che Cattelan e Beecroft sono stati sponsorizzati da certe logiche ma MAI al di là di quelli che sono gli effettivi meriti dei suddetti? Perché tacere e ignorare costantemente colui che potrebbe con la sua opera azzerare all’istante ogni polemica su concettuale, pittorico e altri pretesti, ovvero Gino De Dominicis?
Il paradosso é che quando parla di Bonami é molto più conciliante di quando parla (o trascura) queste figure in ogni caso fondamentali. Il rischio é quello di costruirsi una riserva indiana, magari immaginando di creare un nostrano Banksy per mantenere una parvenza di respiro internazionale (vero BLU?), ma comunque creando un NOI opposto ad un LORO che fa solo male al già lacerato tessuto dell’arte italiana.
Non perda la sua identità, dunque, ma nemmeno oscuri la consapevolezza che in mezzo a tanta video arte soporifera, in mezzo a tante performance ridicole e installazioni da sbadiglio, esistono linee di ricerca piene di dignità e spirito (si arrischi a parlar bene ad es. di Alfredo Jaar e non solo dell’intoccabile Bill Viola…)”
CON-DI-VI-DIA-MO TUT-TO!!!!
Gruppo Kolla1 (che sta per Collettivo)
La verità non esiste. Ce ne sono tante quante sono le teste a pensare e le bocche a parlare…
DAW fatti vivo spesso anche in altri commenti di articoli “da blog”, qui, che contribusici in maniera intelligente e colta ai Forum!
Teresa
Quando non governava il Centro-Destra Beatrice a altri pochi come lui mai avrebbero avuto accesso alla direzione del Padiglione Italia anche perché fino ad ora la Cultura é stata “lasciata in balia del Centro-Sinistra” e l’arte che é emersa e ha avuto premi e cappellini era la più criptica, incomprensibile, installativa-video-foto-performativa come se la pittura fosse appestata! Luca Betarice, pertanto, é “assolutamente coerente” e a lui va anche la nostra “stima, fiducia e considerazione”.
Un gruppo di critici, artisti e collezionisti (piccoli ma cresceremo!)
Ma é una crociata, una rivalsa, questa Biennale?
Joanna R.
Ho lavorato in Germania con Maurizio Cattelan e Paola Pivi, che penso siano artisti cruciali e internazionali. A Torino ho coinvolto alcuni giovani più visibili, come Lara Favaretto e Diego Perrone, ma sono anche diventato ammiratore di artisti come Meris Angioletti, Rosa Barba, Valerio Carrubba, Antonio Cataldo & Mariagiovanna Nuzzi, Anna Galtarossa, Alessandro Piangiamore, Giuseppe Pietroniro, Giulia Piscitelli, Pietro Roccasalva, Alberto Tadiello e Luca Trevisani. Quello che amo della situazione italiana é che ci sono molti centri culturali, non una capitale che domina come Parigi o come Londra. Penso anche che ci sia una forte tradizione pittorica che é in qualche modo legata all’ eredità di Gino De Dominicis. E questo é ciò che vorrei esplorare anche nelle mie mostre future
Daniel Birnbaum
Lucido, lui, non di parte, con un “punto di vista sintetico, una direzione di ricerca molto chiara”, certamente “di alta e selettiva qualità”
Anche io mi domando: quando “sarà così lucido e concreto lo sguardo dei nostri critici d’arte?”
Walter Cosimi
…e la Beatrice (l’altra) ce la siamo dimenticati? perché, non ha voce in capitolo? qualcuno ne sa qualcosa di più?!
anche io, come lineadura, ho piena fiducia, stima e considerazione in Beatrice. Ma proprio perché confido nella sua intelligenza ritengo non debba fare gli stessi, speculari errori del sistema che ha dominato in questi anni. Anche perché non si può dire che Bonami o la Gianelli, per fare due nomi, siano stati fino ad ora dei burocrati al servizio dei potenti di turno, anzi. Addirittura Bonami é dovuto andare a farsi apprezzare all’estero, a Chicago, per superare i campanili nostrani e smarcarsi dalla politica. Magari, criptica, magari incomprensibile, ma non mi sembra che sia mai, dico mai, venuta meno la qualità complessiva. Prima di attaccare il passato dunque, tutta la qualità della pittura figurativa contemporanea deve dare dimostrazione di esserci, e di essere realmente competitiva con le altre manifestazioni del contemporaneo. Occhio a non rendere “appestata” dunque, l’arte che non si esprime attraverso la pittura.
Comunque il dibattito sui media é ovunque morto e sepolto, solo da noi resiste tenace sotto forma di triste rivendicazione politica. La qualità é qualità. Punto.
Qua si fa finta di niente, nessuno ricorda il disprezzo per la pittura di una certa sponda dominante e dominatrice. Mi sembra che ora si chieda la tolleranza e l’apertura dopo anni di insulti vergognosi e di esclusioni. Voglio ricordare che Freud non ha potuto esporre alla Biennale ed é stato spedito con sdegno al Correr. Qualcuno pensa che l’arte sia fatta di curatori talentuosi, furbi ed intraprendenti. L’arte ragazzi, é fatta di opere d’arte, di un pubblico e di passione; delle carrierine dei curatori laureati in filosofia non c’importa niente.
Bhe almeno questo anno ci aviteremo le scorreggie contemporanee che puzzano di trendy. Viva L’Italia.
Sig. Luigi, non scherziamo. Qui nessuno si dimentica niente, nessuno approva l’ostracismo nei confronti della pittura DI QUALITA’ (repetita iuvant). Se legge con attenzione gli interventi precedenti converrà che cerchiamo solo di mettere dei paletti, di prevenire eventuali eccessi che danneggerebbero proprio l’arte che lei ha tanto a cuore e che, giova ricordarlo, ha come elemento essenziale anche il talento e l’intraprendenza di critici, curatori, collezionisti e appassionati che compongono proprio quello che lei genericamente chiama pubblico, che non deve essere confuso con l’occasionalità delle masse bensì caratterizzato dalla competenza.
Cordiali saluti
Cioa Luigi, non ci conosciamo ma apprezzo quanto scrivi e condivido. Ma vorrei sottolineare che concordo anche con quanto scritto da DAW.
Insomma: qui nessuno nega l’ostracismo -in gene-per la pittura e per la figurazione dalle sfere alte del potere dell’arte, però qui nei commenti e nello stesso articolo si fa riferimento ad un altro fatto:
1) che la politica dovrebbe star fuori da questi giochi, specie se non é in grado didiscernere
2) che pittura e figura non sono in discussione ma se ne accetta la rivincita a patto che non sia mera decorazione, stanca retroguardia, bello stile senza concetti, insomma che non rispecchi questa culturetta molto televisiva dell’apparenza senza sostanza
3) che i curatori dovrebbero, come tutti si augurano, lasciar da parte livore e ridicoli sentimenti di rivalsa per abbracciar la causa della qualità a prescindere, se ne sono in grado.
Un caro saluto a tutti e grazie di questo spazio e del coraggioso lavoro di questa testata online.
chi dice che la pittura figurativa non debba essere presa in considerazione? Io non lo leggo da nessuna parte, qui, né nei Commenti… Prima di portare il dibattito altrove, guardate e capite bene articoli e blog, per favore!
Bianca (Milano)
Galliano
Cingolani
Pusole
Pancrazzi
Beninati
Ruffo
Di Fabio
…solo alcuni nomi di pittura per immagine: c’é una certa differenza tra questi e… Lodola, Petrus o Pingatelli… O non la vedete?
Grazie
Io apprezzo artisti come Buggiani, Albanese, Tozzi, Mutoid… Questi che non erano contemplati in quella lobby di cui si parlava, e non rietrano in questa nuova svolta, dove li mettiamo? Artisti come loro, se accettiamo questa logica dualistica, non dovrebbero arrivare (o riarrivare) nella piazza-che-conta mai?! Né prima né oggi?!!!
Ma tutto questo confronto palesa una vivacità culturale in questo paese niente male, o no? :-)
Non é paradossale che oggi a chiedere i paletti alla pittura é proprio quella sponda dell’arte che ha fatto della guerra ai paletti le sue fondamenta? Questa esortazione ai paletti (per non danneggiare l’arte!) suona parecchio minacciosa nei confronti dei due curatori. Loro sanno benissimo che sono condannati in partenza, il “sistema italiano” non é significante al livello globale ma la cricca di quella sponda si farà sentire nel modo più spietato.
Chi é che chiede i paletti?
Chi é che parla di “paletti”, Luigi? Fuori, forse, non in questo blog né mi pare nell’articolo! Macerto di questo é bene discutere seriamente, senza preconcetti. A me, poi, Beatrice é simpatico, guascone quanto basta: non sempre apprezzo le sue scelte -Lodola, mamma mia; Petrus copia di strade battute da anni; per esempio- ma stimo la sua verve e la sincerità intellettuale con la quale affronta articoli, mostre ecc.
Giovanni Albanese? Paolo Buggiani? Anarchici e battitori liberi. Ma quanta differenza,sia per generazione che per lavoro… comunque sia, capisco la tua posizione, e la loro…
nomi, nomi, nomi; capite che ognuno ha le sue preferenze e il dualismo ci sarà sempre?!
“chi dice che la pittura figurativa non debba essere presa in considerazione? Io non lo leggo da nessuna parte, qui, né nei Commenti”
Io invece lo lego in modo chiarissimo nelle parole di chi ha aperto questa discussione: “speriamo non porti l’Italia troppo lontana da una prospettiva innovativa, di ricerca, insomma: realmente contemporanea.” ( e non solo)
Questa speranza é sibillina e carica di anti-pittura, insomma “la ricerca realmente contemporanea” é comunque, nella mente di chi scrive, lontana dalla pittura.
A parlare di paletti é Daw (35)
Che caos che avete provocato con questo articolo; ecchessarammai?!
Buon segno: il mondo dell’arte é vivo!
… e lotta insieme a noi :-)
Pittura e pittori di maniera.
Salvo, Marco Cingolani!
Galliani, Si é Bravo.
MI CHIEDO PERO’ sé, i Professori BEATRICE,
abbiano di recente visitato mostre, per esempio al MUSEO di Lissone, MAX MARRA,
o alla PERMANENTE di Milano, CRISTIANO PLICATO.
Eventi questi,completamente CONTRAPPOSTI.
EVENTI in LINEA con la POTENZA DEL LINGUAGGIO ARTISTICO,
ma avete capito di che paletti parlo? Io intendo mettere dei paletti intorno alla polemica, alla rivalsa, non certo all’arte ed agli artisti, per carità. Voglio dire, il sig. Beatrice limiti la portata della polemica, non ecceda nel senso opposto. Che poi una prospettiva realmente contemporanea e internazionale sia caratterizzata dal crollo delle ideologie e delle frontiere tra le discipline mi pare sia un dato di fatto. Come ho già detto, il dibattito sui media e le tecniche é morto, si parli semmai di qualità. Ma molti non fanno riferimento a questo passaggio del mio post precedente, tornando di nuovo sulla polemica. Ma basta! Io non parteggio né per l’una né per l’altra parte, sono anzi per un genuino e fecondo pluralismo. Spero che ora sia chiaro il mio approcio alla questione
Bravo Daw!
anche io sono pienamente su questa linea, e mi pare che anche l’articolo lo sia…
Poi, non usiamo ogni scusa per sterili polemiche orientate verso quanto più fa comodo ad ognuno: leggiamo, cerchiamo di capire, apportiamo un contributo altrimenti non se ne uscirà mai e continueremo a scanarci per un tozzo di pane, a livello culturale!
Giannantonio Silvestri Dantò
Chiaro, chiarissimo Daw anche io approvo. E approfondirò quanto segnalato da Marò qualche commento sopra…
lara v. m. s.
Due cose: la prima, si chiede a Beatrice un po’ di pietà per una sponda che ha avuto come unico scopo, distruggere la pittura e tagliare ogni rapporto con il passato.
Seconda cosa, questa sponda sta franando non per la fine delle ideologie ma per il crollo del sostegno speculativo delle banche. Assistiamo ad una perdita della credibilità “contemporanea”, ricordiamo che la speculazione selvaggia, non é stata solo immobiliare ma anche artistica. Di certo, il futuro non si girerà verso il passato ma verso un po’ più di certezza, di coerenza e di concretezza.
Luigi caro, non scrivo in maniera “sibillina” ma notoriamente chiara assumendomi ogni rischio. Non caldeggio nessuna “antipittura” e la mia storia professionale lo testimonia in maniera chiarissima. Dai uno sguardo in giro, chiedi, naviga e lo vedrai da te…; qualcuno nei Commenti, del resto, lo ha ricordato (grazie!).
Capiamoci, e senza giochetti atti a tirar le giacchette dove si vuole, al di là di sterili preconcetti: parlo e parlavo di qualità, di reale e profonda concettualità, di complessità della riflessione, di innovazione, ricerca… indifferentemente dal “come” si palesi tutto questo; mi interessa la capacità del linguaggio adottato di aprirsi alle contaminazioni, di essere radicale e parte del proprio tempo, con un’apertura in avanti… Pittura, figura, astrazione, fotografia, video, installazione, performance…: che differenza vuoi che faccia oggi (ma anche ieri, grande Duchamp, grandi Futuristi…), ti pare?!
Questa attenzione mi aspetto da chiunque abbia incarichi delicati e capitali per la cultura italiana e dal momento che rappresenta tutti noi.
Un caro saluto a tutti e grazie.
Ma barbara martusciello non ha mai dimostrato attenzione antipittorica, mai preconcetti su come gli artisti si esprimono, da patella a frascà a schifano a mambor a notargiacomo da tubi ai graffitari ai matia da cuoghi e corsello a pierpaolo campanini mi pare che ci sia un mondo intero su cui riflettere e che ha seguito! Lo avete letto “arte e successo”? Allora di che parli, luigi?
Ciao professoressa!
La profonda concettualità, la complessità della riflessione, di innovazione, ricerca… sono tutto meno che criteri reali e palpabili ma una valutazione filosofica della sfera del pensiero. Sarebbe come osservare un’opera musicale leggendo solo il libretto e apprezzandone solo le qualità morali, senza essere in grado di valutarne tutto l’udibile. La pittura non é un mezzuccio come tanti altri di cui valutare arbitrariamente il il solo concetto, la pittura é un arte in se che va valutata con una competenza tecnica specifica e non solo con una laurea in filosofia.
caro sig. luigi,
la logica é la logica. E’ appunto il criterio.
Quindi non confondiamo l’arte con l’artigianato, la tecnica con il contenuto. Nessuno, ma proprio nessuno dice che la pittura é un mezzuccio. Ma, si rassegni, é uno dei tanti. Quindi niente emarginazione, ma nemmeno esaltazione irrazionale.
Si ricordi che se la pittura ha nella cultura occidentale un ruolo di primo piano lo deve anche a stratificazioni religiose, filosofiche ed economiche. Ciò vale per tutte le forme di espressione creativa (ad es. la letteratura) ed é francamente infantile ostinarsi a creare gerarchie che non hanno senso al di fuori del gusto soggettivo, dell’attitudine personale.
Cordiali saluti
Allora secondo la sua logica sig.daw, tra artigianato e arte c’é la valutazione indispensabile di una casta di laureati in filosofia? Perché questi laureati non si occupano di medicina? potrebbero dirci chi sono i veri medici artisti e quali sono i medici artigiani, sarei curioso di vedere una operazione di chirurgia concettuale.
ma se io le faccio l’esempio della letteratura, perché lei deve farmi l’esempio della medicina? Questa é scorrettezza intellettuale degna della migliore sofistica, che pure lei disprezza.
Lei cosa sta facendo? Non sta forse cercando di giustificare con degli argomenti razionali (?) la presunta autonomia della sfera artistica? Alla fine funziona così anche per la storia dell’arte: vince chi ha solidi argomenti, che vengono riconosciuti da un sistema di valutazione complesso, composto da diversi elementi tra cui alcuni laureati in filosofia…Siamo al paradosso: a tutti é concessa la parola tranne a chi ha qualcosa da dire.
Tra l’altro sig. Luigi, non mi sembra il caso di farneticare di una “casta” di laureati in filosofia; non mi pare questi occupino grandi posizioni di potere.
Se poi preferisce che le valutazioni sull’arte siano effettuate da economisti, politici, architetti, designers, grafici pubblicitari, notai, avvocati, medici, allora non ha proprio di che lamentarsi, perché sono queste categorie professionali che acquistano le opere e determinano la fortuna di un artista.
Solo che esistono anche dei professionisti che magari hanno studiato le diverse manifestazioni dello spirito umano nella cultura (arte, letteratura, filosofia, scienza, perché no, l’economia) senza compartimenti stagni e che, in una LOGICA del “a ciascuno il suo ruolo” mi sembra siano i più adatti a parlare. Ovviamente mi includo fra questi.
Ma forse lei é un pittore, e pensa che i pittori siano gli unici autorizzati a parlare di pittura. In questo caso mi risparmio ogni commento.
Infine, e mi scuso per la prolissità, faccio presente che ogni tipo di mutamento nella storia culturale dell’umanità (anche la medicina, ovviamente o la matematica)é stato profetizzato, mosso e accompagnato dalla riflessione e dal pensiero.
La casta é dei critici o delle major, degli storici o delle banche, dei curatori o dei politici? Scherziamo, Luigi?!
Se parlassimo tutti esperanto forse ci capiremmo. Leggo qui che proprio non volete intendervi: a che serve questo sproloquiare se autoreferenziale, se ognuno pensa a sé e non ascolta l’altro?!
Si sta parlando di arte o di alabicchi del pensero?
Allora, riassumendo: la Biennale é stata affidata da un politico (che dice che l’arte contemporanea é incomprensibile), ad un paio di giovin curatori. Non brillano, per alcuni, altri li amano; li accusano di essere un poco commerciali, Luca Beatrice almeno, che é visto maluccio per queste sue scelte, da una parte, mente l’altra lo affianca e dà manforte. Sono fatti. Stavolta sceglieranno i loro, quelli che saranno repuati giusti con le loro propensioni critiche e (si spera) degni di rappresentare l’arte italiana.
Sceglieranno la pittura: figurazione (a parte Basilé) da quel che trapela e che ci si aspetta da Beatrice (Cascella ci sarà? Omaggio a Bondi e Berlusconi. Punto). Sarebbe bene che sia roba seria e non artigianato di bell’aspetto né decorazione sfavillante ma retrò. Vedremo.
Daw ha ragione a dir quel che dice e Luigi, persona colta che ragiona in maniera lucida e intelligente, dovrebbe però cercare di abbandonare atteggiamenti difensivi e ascoltare, accogliere, leggere bene, sopra e tra le righe: qui di “sibillino” non c’é proprio nulla.
Ciao a tutti e andiamo avanti, la strada é lunga e la Biennale lontana.
ps: vogliamo mica parlar della Quadriennale, di Italian Factory, del neoMeltingPop???!!!!
…magari non vi paicerà ma Bazan lo inseriamo in questo elenchetto?!
g. r.
…infatti, sig. Luigi, non é proprio il caso di scomodare una ‚Äö√Ñ√∫casta‚Äö√Ñù di laureati in filosofia prima di tutto perché, e vero, non occupano grandi posizioni di potere, e poi perché li vorremmo almeno (anche) storici dell’arte, mentre molti critici hanno lauree improbabili in Cinema o Economia e Commercio, quando non in Giurisprudenza (mai terminata)!
G. Rizoli
bel caos innescato, bomba al vetriolo: ora aspettiamo la Fiera di Bologna e quelle di Roma e ne riparliamo?! Lì, qui o là sempre sulle solite questioni (irrisolte) ci si accapiglia senza ascoltare e confrontarci “davvero”. Un pò di cattiveria in meno, acredine alleggerita, sana autocritica e un pò di amore in più: questo aiuterebbe tutto e tutti a costruire anzicché fare le guerre. Sono sempre i “civili” a risentirne: i politici, chi comanda, chi gestisce il potere e l’economia, é al calduccio a schiacciar bottoni!
Oé, ma che, é na guarra? Svegliatevi: é “tra poveri”!
Il caso dell’arte visiva é unico in tutte le materie artistiche, i laureati in filosofia non occupano grandi posizioni di potere ma occupano tutti i posti dedicati all’arte visiva, siamo quasi al 100% delle accademie, dei musei, delle biennali e della stampa. Per riprendere il suo esempio della letteratura, sarebbe come se il 100% delle giurie dei premi letterari fosse occupato dai pittori. Capisco la carenza di lavoro, ma non trovare neanche un artista nel più disgraziato comitato scientifico mi sembra un po’ troppo.
Comunque il problema non sta lì, l’arte visiva é composta di ben altro che il mero pensiero, e questo purtroppo le parole non lo possono descrivere ed i laureati in lettere non sono in grado di valutarlo.
il pensiero é composto di ben altro che di mera forma, e questo purtroppo i pennelli non lo possono descrivere e le mani callose degli artigiani non sono in grado di valutarlo…
Sig Daw, non se la prenda con le callosità degli artisti, capisco i suoi timori per il futuro ma si rassegni, alla qualità non servono i valorizzatori mercenari. Sono certo che troverà altro da fare visto che in tanti altri settori servono imbellettatori di professione.
imbellettatori sono quegli artisti che si crogiolano nella “sapienza” del fare, che si compiacciono delle mani sporche di colore ma che non aggiungono nulla alla vera arte. Loro sì si cerchino altro da fare, che di decorazioni, di ceramiche e tazzine per le signore borghesi di mezz’età (com’era quella? prendo il quadro verde che s’intona con l’arredamento…) ce n’é bisogno.
L’arte, caro sig. Luigi, é tutt’altro. Non mi sembra che, tanto per dire, l’arte di un Beuys abbia avuto bisogno di make up filosofico. Semmai é proprio la retorica delle croste che piacciono a lei che ha bisogno di padrini interessati per affermarsi. Mi sembra che tutta la discussione sia nata proprio da questo…
La sapienza del fare é sempre stata chiamata arte, da quando il mondo é mondo ed in tutte le materie. Non vedo perché ci dovrebbe essere una deroga solo per l’arte visiva. In quella no, secondo lei, dovrebbe essere “tutt’altro”, immagino che dobbiamo aspettare di farselo dire da qualche laureato in filosofia.
Il “sistema” tanto sognato non é riuscito, lo afferma sconsolata pure la Vettese, i soldi pubblici non sono bastati, e ahimé neanche quelli delle fondazioni. Bondi ha fatto bene ad affidarsi a qualcuno fuori dal solito gruppetto. Speriamo che sia la fine della retorica ermetica ed elitaria, delle biennali per pochi amici appartenenti al giro buono.
ma di che sta parlando? ma la vuole smettere di confondere le acque solo perché non ha più argomenti? Anche secondo me, e non so più in che lingua dirlo, le nomine sono interessanti. Ma guarda un po’ Beatrice si é laureato con una tesi in Cinema…Poi sa, la critica d’arte ha come requisito essenziale la conoscenza della storia dell’arte, non la conoscenza della differenza tra encausto e gouache o pennarello a spirito e pastello a cera…
Nelle arti visive non c’é nessuna deroga: in tutti i campi la riflessione filosofica (dall’economia alla fisica nucleare, dalla matematica alla medicina, dalla giurisprudenza alla pedagogia) ha un ruolo FONDANTE. Tutte queste branche del sapere non galleggiano sul nulla, ma poggiano sulla riflessione, sull’interpretazione, sull’analisi e la sintesi che solo il pensiero può operare. Sennò facciamo dipingere le scimmie e siamo sicuri che non c’é nessun senso, nessun significato dietro. Nessun tipo di arte. Ma magari é bella da vedere.
Ridicola la sua giustificazione sul ruolo dei laureati in filosofia, per fortuna non si chiede loro di dirigere gli ospedali, l’economia o il traffico, eppure anche lì il pensiero ha un ruolo “FONDANTE”.
Voglio capire, gli artisti sono forse sprovveduti di pensieri per dovere affidare il compito del loro destino ai laureati in filosofia? Allora é vero, lei crede che gli artisti sono sprovveduti di consapevolezza, per lei sono esseri incapaci di intendere e di volere. Andiamo bene.
Luigi, e ora basta! Autoreferenziale e chiuso nel suo pensiero preconcetto… E legga che cosa diciamo, per favore! Smettiamola di guerreggiare che non aiuta nessuno tantomeno la crisi di un sistema (dell’Arte e culturale) che non é colpa dei”filosofi” ma di politici incolti, di un mercato collegato a una lobby che di italiano ha poco ma ha molto di potere internazionale (e noi ne abbiamo da tanto tempo davvero molto poco!); ma anche di un popolino rimbambito da una cattiva Tv e cattivissimi modelli. La pittura, a questo punto, l’Arte é persino una piccolissima presenza nel mare della quotidianità e delle banche che si prendono le case della gente…
Che presuntuoso pretestuoso questo ring tra Daw e Luigi, Luigi che non vuol leggere quanto di buono Daw dice e quanto non dice -a ragione- l’articolo!
Cot 1
meglio chiuso nel proprio pensiero che affogare nel noioso ed inconcludente pensiero omologato. C’é qualcuno che mescola l’odio politico e la biennale, ma l’avete letto il regolamento? Cosa doveva fare Bondi? Chiamare la Sandretto per fare scegliere a lei quale amichetto piazzare? Già fatto! Come nella migliore delle mostre d’avanguardia, Bondi ha innovato, che ci sarà di male? Il nuovo a tutti i costi non va più bene? Siamo diventati tutti conservatori?
Ho letto l’articolo di Daw, il buffo é che dice esattamente il contrario di quello che afferma qua da due giorni. Che coerenza…
non so a quale articolo si riferisce, se in ogni caso ha letto qualche elogio della semplice pittura tradizionalmente intesa, allora forse si accorgerà finalmente di non aver capito una riga di quel che ho scritto qui. Non ho certo la presunzione di dirmi coerente, ma mai mi sentirà dire che una forma espressiva é “naturalmente” superiore ad un’altra o che un’intera categoria professionale ha usurpato una sfera non sua. L’assurdità sarebbe troppo evidente…
Scusate lo sfogo, molto generale, di una che vive a Roma e che pratica da sempre il mondo dell’arte e della cultura: mi chiedo perché a Roma si conta così spesso discontinuità e una certa faciloneria presenti in tantissime iniziative e opere dell’arte e della cultura… Ci sono decine e decine di mostre al giorno, vernissage, eventi, tutti artisti, tutti poeti, convegni, libri, riviste, blog spesso troppo ingenui, incolti, impreparati, di livello scarso nella forma e nella sostanza…
E’ come se i tanti che lavorano, praticano e organizzano con tale leggerezza e pochi concetti opere (d’arte?), mostre, convegni, testi critici, libri di poesia ecc. considerino queste cose facili-facili da fare, appannaggio di chiunque sappia mettere due frasi in fila e due pennellate sulla tela, qualcosa che tutti possono realizzare ad alto livello e a cui tutti possono arrivare con una capaictà artigiana, con professionalità da scuola dell’obbligo, con due rime in filla o critichese alla mano! Invece no: l’Arte e la Cultura sono realtà profonde e serie, complesse nella prassi e nella teoria; senza necessariamente dover essere ‚Äö√Ñ√∫difficili‚Äö√Ñù, ‚Äö√Ñ√∫incomprensibili‚Äö√Ñù e ‚Äö√Ñ√∫filosofeggiamenti‚Äö√Ñù, necessitano di professionalità, competenza e ‚Äö√Ñ√∫sapere‚Äö√Ñù, non possono difettare di ricchezza intellettuale, di sensibilità, di lavoro sul campo, meriti, curriculum e confronto: come tutto nella vita, almeno in quella vera e non in quella televisiva, della lotteria facile, del mutuo per ogni capriccio, del tutto-e-subito, dell’apparenza
Oe’ ci avete preso PARECCHIO!
Leggi sul corriere della sera, nel mag di francesca Pini: CI AVETE AZZECCATO, RAGAZZE!
MA C’HAI LA PALLA DI VETRO O AMICIZIE INFILTRATE? C’HAI PRESO SU QUASI TUTTI!!!!!
Ciao barbara, leggi quanto uscito -ma solo ora- sul “Corriere della Sera” scritto dalla Pini: in effetti ci avevi visto giusto. Bell’analisi, davvero un articolo intelligente e coraggioso il tuo. Anche il suo non é niente male…
C. 2
hai letto sul Magazine del Corriere della Sera quanto scrivela Pini?
Vi siete “accordate”?!!!
Brava davvero per la velocità delle info e delle notizie, sempre approfondite ed educate nella loro spietatezza sincera.
sei arrivata tra i primissimi, ma la Pini rilancia… che ne dici? siete in sintonia o mi sbaglio?
ora andiamo a lavorare. Tutti, eh?!
:-)
barbara, obiettività estrema e analisi coraggiosa………………
Cara Barbara, la musica é la stessa e i suonatori pure. Con questi personaggi chi paga megli va in biennale, é sempre la solita storia, a Roma lo sappiamo tutti come sono andati i fatti. IL coraggio non sta nel metterli in discussione, mà nel mandarlli in galera. Un abraccio forte Giorgio Galli.
Ho Bambini!!! nelle vostre duscussioni vi siete dimenticati der Mejo!! MONTESANOOOOOOO.
Eppoi vi scagliate contro i trendy ed i modaioli!!Tse!!
E poi ci si chiede perché il sitema arte contemporanea italiana conta pochissimo a livello internazionale
Andate a vedere quante di questi artisti sono presenti nei grandi musei internazionali, nelle migliori gallerie straniere o nella Fiere piu’ importanti ( Art Basel, Frieze , Armony etc. etc.)
Se riusciamo a produrre esposizioni di questa qualità, dobbiamo prendere atto che siamo e saremo destinati a rimanere dei provinciali.
Cara Barbara,
su Manifesta 7 ho scritto un post che parla della tua rivista…
e come vedi si cita la Bondi-Biennale
Spero di vederti ad Artefiera
>> Manifesta 7: Le mostre a Bologna in occasione di Artefiera …
Biennale di Venezia-Padiglione Italia: prime indiscrezioni | di . … Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi in persona a due Beatrice: Luca Beatrice e . …
http://manifesta7.blogspot.com/2009/01/le-mostre-bologna-in-occasione-di.html
leggiamo di Bonami, in merito alla sua intervista su uno dei più prestigiosi organi di stampa tedeschi, il mensile “Kunst Zeitung”; alla domanda del giornalista intervistatore: “Cosa vedremo a Venezia nel padiglione italiano?” lui risponde: ‚Äö√Ñ√∫Lei vuol dire il padiglione del Ministero della Cultura? Quest’anno sarà estremamente penoso (extrem peinlich) (…) ma (…) sono ottimista. L’Italia é anche una cornucopia delle possibilità (…) ‚Äö√Ñ√∫Un ministro della cultura fascinoso può facilmente diventare un eroe o un mito. Ma noi viviamo a Burlesconia (Burlesqueonia)‚Äö√Ñù.
Che dire?!!
…io aggiungerei alla lista Giacomo Costa, sarebbe la sua seconda Biennale dopo quella di architettura di qualche anno fa e un giusto riconoscimento al suo talento.
qui nessuno ha letto il regolamento della Biennale, é il ministro della cultura di ogni paese ospite a dovere decidere chi deve curare il proprio padiglione. Chi si lamenta rimpiange quando tutto era in mano ai direttori dei musei italiani. Non se ne poteva più di quella cricca autoreferenziale, era un dovere mettere in evidenza la realtà della cultura italiana e non la solita esigua minoranza di paraculi tutti della solita sponda.
bentornato luigi,
di grazia, ci vorresti dire chi rappresenta “la realtà della cultura italiana”? Lodola ad esempio? O Nido, Sissi, Montesano…ma per favore…Il fatto é che Beatrice di suo ha una profonda conoscenza della situazione artistica italiana, ma essendo in qualche modo debitore di una nomina politica é probabilmente condizionato nelle scelte. La sala personale da dedicare ad Arienti, ad esempio, era auspicata dallo stesso critico torinese. Ma ora pare non se ne faccia più niente. Perché? Forse perché Arienti (e magari il giovane Mastrovito) é già troppo complicato per gli amanti della cara vecchia pittura? Uno che piega la carta potrà mai essere considerato un artista dal nostro ministro? Resto col dubbio che se Beatrice fosse stato nominato attraverso un sistema diverso (una commissione di valutazione) avrebbe pensato ben altra biennale. Ovviamente spero di sbagliarmi
Guarda che il regolamento, Luigi, lo conosciamo tutti, dall’autrice dell’articolo -che ne fece “secoli fa” una panoramica su, mipare, Paese Sera- a noi che pontifichiamo o semplicemente diamo leciti punti di vista.
Si intendeva e si intende affermare, mi pare chiaro, che c’é un margine di autonomiache imporrebbe al Ministro e staff di capire davvero le cose delle quali si deve occupare o di aggiornarsi, in tempo utile; quindi, necessariamente, di mettersi accanto (anche non sbandierato) qualcuno -consulenti? commissione di esperti?- di serio e preparato che sappia. Per decenza. A questo punto sì, la decisione, le decisioni, sarebbero supportate da pratica democratica, competente, sopra le parti. Come fanno in Francia, in Germania, in Spagna, per esempio: infatti, loro hanno credibilità internazionale, i loro Padiglioni sono criticabili ma sempre ad alto livello, riconosciuto da tutti.
Ciao
Andrea
Scusi sign. DAW,
perché non interviene anche in altri articoli? Come mai si é radicalizzato solo su questo argomento? Sono curiosa ma, lo ammetto, intrigata dalla sua verve polemica acuta e colta, mi piacerebbe seguirla anche in commenti su altri articoli per vivacizzare il dibattito e capire il suo punto di vista, più ampio. E’ questa la magia di internet, é la democrazia del web, é l’utilità del blog…
Grazie e a presto anche altrove.
Ah, mi dimenticavo: questo vale anche per il Sign. Luigi, che trovo un pochino aggressivo, per il mio carattere, ma di cui apprezzo l’onestà e la franchezza.
Grazie ancora
Andreana Leggeri Calò
Mi pare che Bondi si sia già affidato a due esperti, Beatrice e Buscaroli non sono pasticcieri o idraulici. O forse la democrazia sarebbe di chiedere alla Sandretto e a Pinault quale esperto vogliono loro? Questo sistema in realtà é una vergogna ed é già stato visto troppe volte. La realtà dell’arte italiana sono più di 10mila artisti completamente ignorati da una nomenclatura privilegiata che sfrutta i soldi pubblici per i propri interessi. Chi teme per la figuraccia dell’Italia fa finta di non sapere, la biennale é da tempo un evento decotto, e questo ben prima del caro Bondi.
P.S. non sono aggressivo… sono indignato
rispondo intanto alla sig.ra Leggeri: ho molto a cuore lo stato dell’arte in Italia e soprattutto mi sono avvicinato all’arte contemporanea anche grazie al preziosissimo contributo di Beatrice. Diciamo che queste due istanze si sono incontrate in questa circostanza e ne approfitto per “auspicare” alcuni atteggiamenti e criticarne altri, perché checché se ne dica la biennale é un appuntamento fondamentale a cui TUTTI gli artisti italiani vorrebbero partecipare. Si tratta quindi di un interesse strategico (peraltro mi sono permesso di suggerire alla sig.ra Martusciello la creazione di una sezione “forum”) Dopodiché com’é giusto e salutare che sia, nascono delle polemiche, dei confronti, a volte più, altre meno stimolanti. In questo caso avere come “nemesi” il sig. Luigi mi ha permesso di andare oltre alla sterile polemica per precisare alcuni concetti. Fra questi, ecco l’indignazione di cui si parla. La situazione italiana é a più livelli disastrosa e le cause si perdono nella notte dei tempi. Il peccato originale é certamente il feroce campanilismo, la stolta rivalità fra i “comuni” che invece di fare sistema e rete, fanno ostruzione reciproca. E parliamo dei soldi pubblici allora. Il sig.Luigi evidentemente non ha mai avuto a che fare con le logiche istituzionali che governano le esposizioni pubbliche. Altrimenti si renderebbe conto che l’80 per cento del denaro finisce per finanziare mostre paraprofessionali, spesso insulse che frammentano il panorama e non stimolano MAI il confronto. Questo é buttare soldi. Poi lei mi parla di Pinault e della Rebaudengo, quindi del mercato, della selezione meritocratica operata dalla libera concorrenza fra gli artisti, in una parola della QUALITA’ che aspira ad una visibilità internazionale. Se lei preferisce le nomine ministeriali e il MINCULPOP é solo un problema suo. Gli interessi particolaristici sono proprio quelli rappresentati da assessori miopi, piccoli galleristi di provincia, teleimbonitori e quant’altro. Se devo scegliere a quali dei due sistemi dare il mio appoggio non ho dubbi. Che poi esistano incongruenze dall’una e dall’altra parte, questo é nella natura delle cose e bisogna scegliere il minore dei mali. Se poi da riflessioni di “sistema” vogliamo parlare di arte in sé, allora non mi si portino argomentazioni basate sulla tecnica, l’esecuzione, la perizia ecc. perché sennò torniamo al concilio di Nicea quando la politica decideva la STRUCTURA di TUTTE LE OPERE D’ARTEe l’artista ci doveva mettere ESCLUSIVAMENTE LA MANODOPERA. L’invenctio (l’aspetto filosofico sotteso ad ogni POESIA) non può essere determinato dalla politica. Almeno non direttamente, oggi non é più accettabile.
- La biennale non é di interesse strategico. Potrei fare la lista di una infinità di artisti a cui la biennale non ha cambiato nulla alla carriera.
- La storia dell’arte ha dimostrato che il nostro “feroce campanilismo” e la lotta tra Mantova, Venezia, Firenze/Roma e Milano ha portato al nostro massimo splendore artistico, dunque non può essere una scusa per la nostra pochezza odierna.
_ Secondo lei il mercato sarebbe la Sandretto e Pinault? due elementi di QUALITA’ e di prestigio? Mi verrebbe da rispondere: quasi alla pari di Mary Lynch con i subprimes, grandi nomi che vivono sul nulla. Il suo sistema snob ed esclusivo non piace a nessuno, non ha pubblico, é già sotto la tempesta finanziaria e rimarrà presto senza finanziamenti pubblici (la Sandretto é finanziata dalla regione Piemonte). I musei d’arte contemporanea sembrano il deserto dei tartari, io credo che serva una riflessione e una presa di coscienza a tutta quella cricca “artistica”. L’arte ha la necessità per sopravvivere non di grandi magnati capricciosi ed ermetici ma di opere in grado di affascinare un pubblico numeroso ed appassionato.
1- se la biennale non é di interesse strategico non capisco quale manifestazione italiana può esserlo, tantopiù che le interessano proprio i grandi numeri e l’afflusso di pubblico. Certo la biennale non ha cambiato la carriera di molti artisti, ma può anche essere colpa degli artisti, no? E comunque ciò non toglie che tutti gli artisti italiani vorrebbero essere biennalizzati, e questo mi sembra un dato significativo.
2- ovvio, il pluralismo e la competitività sono linfa vitale per l’arte. Solo che dal Rinascimento ad oggi é passato un po’ di tempo e quella che era una sana rivalità si é sclerotizzata in sterili isolamenti. In ogni caso quel sistema era prima di tutto competitivo sul panorama internazionale, e anzi assorbiva stimoli dall’esterno senza che nessuno si ergesse a paladino dell’italica pittura. A proposito di Storia, perché, esulando dalla politica e parlando dell’arte, non mi ha risposto sulla dicotomia structura-ars? Forse chiarendosi su questo punto potremmo mettere fine al tedio di questa controversia.
3- Ancora sui soldi pubblici. Fra un po’ se la prenderà pure con la Guggenheim e poi magari con la fondazione Trussardi e via di questo passo. Mah. Io dico solo che é ovvio e auspicabile il finanziamento pubblico (la famigerata sinergia) verso quei magnati che contribuiscono a stimolare il dibattito sul contemporaneo. Italics ad esempio avrà i suoi difetti ma mi pare sia stata realizzata a Palazzo Grassi. O vogliamo parlare di Punta della Dogana e del marciume che Pinault sta scrostando? O vogliamo parlare della situazione culturale di Torino prima dei massicci interventi della Rebaudengo? Oggi é né più né meno la capitale del contemporaneo in Italia, ci sono dubbi? ben vengano investimenti pubblici di tale lungimiranza. Peraltro la Rebaudengo ci ha messo del suo, ovvio. Infine di sicuro questi luoghi non fanno i numeri degli impressionisti, ma se la colpa fosse del pubblico? E magari dei pifferai della restaurazione che rimpiangono non si sa bene cosa? L’arte é sempre rivolta ad un’elite, la smania di far capire a tutti il contemporaneo é una comprensibile esigenza economica e nulla più. Sono per la divulgazione ma non per la pastorizzazione. Se poi qualcuno non capisce che Olafur Eliasson é un genio e non credo abbia mai toccato un pennello in vita sua, non so che farci.
1- Di meglio della biennale? Senza dubbio avere un consistente successo di vendita ad Artefiera (Artfirst); c’é crisi, li entrano in gioco chi paga di tasca sua, dunque un buon risultato é ben più lusinghiero… Per di più partecipare alla prossima biennale sarà un tiro al bersaglio poco invidiabile.
2- il suo discorso filosofico sulla “structura” non ha senso ed é fumo negli occhi, l’arte ha come unico reale valore, il successo di pubblico. Questo vale per la letteratura, il cinema, la musica, la danza… non vedo per quale motivo dovrebbe essere diverso per l’arte visiva. Lei si ostina a credere che il pubblico é stupido ed ignorante, fa male.
3- Lei sicuramente non conosce la storia del Guggenheim e di tutti i musei privati americani, farebbe bene ad informarsi,si accorgerebbe che il loro amore per l’arte é poco edificante.
Voglio fare notare che Palazzo Grassi ha bellissimi affreschi coperti dal cartongesso bianco montato su ordine di Pinault, le sale sono state trasformate in un white cube identiche allo stand della wind! Cosa aggiungere?
P.s Torino non sarà mai la capitale dell’arte, il comune di Rivoli farebbe meglio a controllare le sue aule invece di fare dei musei deserti. Oggi la capitale dell’arte italiana é Bologna e lo sarà ancora per parecchio.
1 – giusto, vendere al mercato é più importante che esporre in modo ragionato, con allestimenti e inquadramenti storico-critici ispirati a standard museali. Questo rivela la sua prospettiva sulla questione. Stupido io a tirare in ballo cose come la qualità e magari la bellezza o (2) la dicotomia ars-structura. Se leggesse con attenzione e magari con un po’ di senso storico, si accorgerebbe che non si tratta di “un discorso filosofico” (bleah!) ma di un enunciato agli atti del Concilio di Nicea (un dato concreto, un fatto da me portato come esempio), al quale la rimando.
3- evidentemente lei é molto arrogante e supponente perché conosco benissimo la tradizione del collezionismo americano, ma non sono manicheo né moralista come lei. Quindi vado al di là degli aspetti poco edificanti e mi godo i musei Guggenheim che sono capisaldi della cultura occidentale così come mi prendo un’aspirina anche se prodotta dalla Bayer. Semplicemente perché funziona. Nel 2008 guardi un po’ il numero dei visitatori alla Guggenheim di Venezia. All’ultima biennale la Guggenheim ha ospitato uno straordinario, ermetico, ostico ma apprezzatissimo e visitatissimo confronto tra Beuys e Barney. Questa é cultura. Ad Arte Fiera (anzi a Bologna) c’é mai stato nulla del genere? Senza nulla togliere al MAMBO, ma sottolineando che il circuito di gallerie private non é paragonabile a Torino (ma forse nemmeno a Napoli e Firenze, e Palermo incalza) le chiedo secondo quale criterio Bologna é la capitale del contemporaneo.
1- la mia prospettiva é questa: il museo é un cimitero usato in tutto il 900 per valorizzare un arte senza valore artistico. Da li il ruolo essenziale del contorno, della comunicazione, della infarinatura culturale creata ad hoc. L’opera d’arte di per se é passata in secondo o terzo piano, conta chi presenta, dove, con chi, da chi etc, etc… In numerosi casi si tratta di montature finanziarie, l’arte diventa un titolo speculativo come il mais o il petrolio. Da questo mondo molto ristretto e torbido nasce un codazzo di persone con il desiderio di imitare; pretendenti artisti, pretendenti collezionisti, pretendenti curatori, tutti a scimmiottare un mondo falso ed irraggiungibile, una specie di sindrome da grande fratello. Due industrialotti e due curatori tentano di imitare Rockefeller e fare “sistema”. é un tentativo patetico che si sta trasformando in un dramma a contare il numero di illusi che sperano in un futuro.
2- perché Bologna é capitale del contemporaneo? Per lo stesso motivo che fa di Maranello la capitale italiana dell’auto. La passione é sempre stata più forte del denaro, la Sandretto si deve rassegnare, a livello globale la Ferrari é sempre stata più famosa della Fiat.
gli illusi sono i 10000 (!!!) mediocri artisti che come lei stesso dice il sistema snobba, e a ragione perché la selezione deve essere dura.
Comunque, riassumendo, per lei il museo é un’invenzione novecentesca (ma l’ha mai vista una wunderkammer? sembrano installazioni contemporanee…) e tutta l’arte del novecento – di sicuro le avanguardie – sono fuffa intellettualoide. L’opera in sé é in secondo piano, girano troppi soldi – lo sterco del diavolo, ma poi un artista é importante se vende ad artefiera – tutto é falso e senza valore.
Mi chiedo se la filatelia non sia una buona strada per il disgustato sig. Luigi, il quale ha decisamente le idee confuse. D’altra parte uno che paragona l’arte alle automobili (l’unico argomento per decretare Bologna capitale, ma non scherziamo) é di suo confuso.
L’eccellenza in arte é una cosa seria, sig. Luigi, ha a che fare con una complessità non banalizzabile col semplice ritorno all’ “opera in sé”. Essa non esiste senza contesto. Il contesto di Bologna é provinciale, se vuole controbattere mi porti fatti concreti, non chiacchiere. Ne abbiamo abbastanza di sterili disfattismi e prospettive semplicemente distorte e grottesche.
Sig Daw, é chiaro che lei fa parte del codazzo sopracitato, mi dispiace per lei, il suo mondo sta vacillando insieme alla sua credibilità. Non sono disgustato, sono un artista provinciale, grottesco e incredulo del proprio successo, divertito spettatore della fine di un brutto periodo artistico (quello che lei difende con rabbia) . L’Italia é piena di provinciali appassionati d’arte pronti ad investire e sostenere artisti meritevoli, che si può desiderare di più dalla vita? La signora Sandretto si può tenere i suoi castelli, Pinault può trasformare tutti i palazzi di Venezia in white cube avveniristici. Lo sa che in pochi mesi 300 mila persone si sono spostate e hanno speso 15 euro per vedere il Correggio nella provinciale Parma? Il castello di Rivoli non vedrà mai tanta gente in un secolo, (anche senza fare pagare il biglietto). Il buon Antonio Allegri ha portato a casa 4milioni di euro, la Sandretto le ha spesi (e fatti spendere alla regione), ecco la deferenza tra l’arte e lo snobismo.
non faccio parte di nessun codazzo, perché non ho certo intenzione di mangiare sull’arte. La questione del denaro l’ha tirata in ballo lei, anche in modo contraddittorio (se l’arte che piace a lei vende e fa visitatori é testimonianza di qualità, viceversa se non gradisce si tratta di mercimonio. Ebbene questa é faziosità)
In ogni caso tira in ballo una mostra che ovviamente ha ricevuto sovvenzionamenti pubblici, che é stata pubblicizzata ovunque (memorabile Sgarbi appollaiato sulle impalcature a Porta a Porta, tv pubblica, con tanto di polemicuzza sul falso che fa tanto postmoderno…) e che, detto questo, certamente merita il successo riscontrato. ma le cifre che spara in termini di fatturato possono impressionare i pivelli. Ma quando mai!!!! A parte questo, le snocciolo le cifre 2008 del Guggenheim di Venezia:
346.862 presenze durante i 313 giorni di apertura del museo, con una media giornaliera di 1.108 ospiti.
A questi dati vanno poi sommati gli oltre 5mila studenti che hanno partecipato gratuitamente ai programmi didattici del museo, i 400 insegnanti e le circa 7mila persone che hanno visitato la collezione in occasione di inaugurazioni, eventi istituzionali e visite speciali nei 12 mesi del 2008, per un totale di oltre 359mila visitatori.
certo si tratta pur sempre di Venezia, e sono cifre relative ad un intero anno solare. Ma si renderà anche conto che il pubblico di una mostra come Correggio é profondamente diverso e molto più occasionale, vale a dire meno qualificato e influente. Ciò avviene per una causa tanto banale quanto fondamentale: il gusto per l’arte si sedimenta nell’immaginario collettivo, si storicizza con diverse velocità. E quei pochi che frequentano i musei di arte contemporanea equivalgono a quei pochi che davanti a Manet non ridevano.
Mi dispiace, sig. luigi, non é nella manipolazione opportunistica della sociologia, dell’economia o della statistica che troverà le risposte cercate. Prima o poi capirà anche lei perché Correggio convive benissimo con orinatoi, bambini impiccati e vacche in formaldeide.
“Correggio convive benissimo con orinatoi, bambini impiccati e vacche in formaldeide.”
Lei non ha visto la mostra per dire un eresia del genere.
Succede infatti il contrario, la gente si chiede come sia possibile che si consideri arte un orinatoio, che occupa nel posto dell’arte, la stessa importanza di Correggio!
“Ma si renderà anche conto che il pubblico di una mostra come Correggio é profondamente diverso e molto più occasionale, vale a dire meno qualificato e influente”
Anche questa sua affermazione é tanto faziosa quanto subdolamente snob.
Ignoranti quelli che aprezzano un eccellente artista e qualificati e competenti quelli che vedono in un cesso o in un monocromo una superba opera d’arte?
ma se lei non riesce a capire cosa c’é di sublime in Duchamp mi dice cosa si interessa a fare dell’arte contemporanea? Mi dice con che criteri si può mettere a parlare della biennale di venezia? Ma magari per lei Picasso dipingeva scarabocchi e “questo lo potevo fare anch’io” ecc ecc. Si metta a studiare, per carità, partendo proprio dalle basi, molto prima del Correggio e del Concilio di Nicea. Dia un’occhiata alle grotte di Lascaux e faccia lo sforzo di vedere cosa c’é oltre i pigmenti e le forme. Se poi però torna qua e mi dice che c’é la rappresentazione della natura mi farò una definitiva, amara risata alle sue spalle. Per ora mi trattengo.
Non mi trattengo invece dal sottolineare la sua scorrettezza dialettica: non ho certo definito ignoranti TUTTI i visitatori della mostra del Correggio. Nemmeno tutti quelli che apprezzano solo il Correggio e non Duchamp. De gustibus. Ma definisco ignoranti quelli che pretendono che un loro infondato gusto personale diventi parametro universale. Anzi, fondamento di una nuova e più autentica Arte!
Intanto a Versailles un milione di visitatori per la personale di Jeff Koons. Un milione di idioti snob?
Signor Daw, io non mangio sull’arte anche se la mia arte nutre me, la mia galleria, il mio commercialista, le fiere, lo stato… Mangiare sull’arte non é vivere d’arte ma prendere l’arte a pretesto per avere finanziamenti pubblici e vantaggi fiscali ( Sandretto, fondazione Prada…) . Capisce la differenza? Non confondiamo chi prende e chi da, per favore.
Lei si autodefinisce “qualificato” perché ha visitato il Guggenheim e considera beceri i visitatori del Correggio, poi vuole mettere sullo stesso piano l’arte e il suo contrario, vale a dire Correggio e l’orinatoio!
Insomma i beceri non saranno più tali quando avranno storicizzato le nefandezze?
Per me i beceri sono quelli che fingono di amare le opere del Guggenheim o del castello di Rivoli, ma come si fa?
tra tutto questo chiasso si é levata sul Foglio solitaria la preghiera di Langone in favore di Luigi Serafini, un artista che, a mio parere, vale almeno tutta la lista fatta dai Beatrici, più altri di qualche padiglione limitrofo a quello italiano …Io sono stata più di una volta al Luna Pac, la mitica mostra che Serafini ha allestito al PAC di Milano nel maggio 2007, e mi ritengo fortunata, dato che sono rare le occasioni di vedere questo singolare artista…ricordo che l’ultima domenica di mostra c’era una fila di più di mezz’ora prima di entrare…cose mai viste in quello spazio!…e per chi non lo sapesse, nella classifica del Giornale dell’Arte relativa alle mostre 2007, il Luna Pac di Serafini primeggiò tra le mostre di artisti italiani contemporanei…ma nel sistema dell’arte, si sa, il pubblico non conta un tubo (non é come il cinema. la letteratura, il design ecc), perché tutto viene deciso da quattro curatorucoli con le raccomandazioni politiche del momento…e i risultati si vedono, e come!
“Ma definisco ignoranti quelli che pretendono che un loro infondato gusto personale diventi parametro universale. Anzi, fondamento di una nuova e più autentica Arte!”
Parla di se?
dice di non definire ignoranti chi sceglie una certa arte, poi lo fa in di continuo!
Paragonare Lascaux a Duchamp??? io sento i nostri antenati rigirarsi nelle loro tombe!
Signor Daw, ma perché non studia lei la storia dell’arte e capirà il senso della rottura introdotta da Duchamp?
L’arte é composta da due mondi completamente in contrapposizione, una infinità di manifesti rinnegano il passato dell’arte. Le sue suppliche per una unificazione sono una assurdità e un paradosso.
L’arte anglo/americana/sandrettiana/flashartiana si crede tanto superiore? Allora che continui per la sua strada a suonarsela e a cantarsela nella solitudine delle sue white cube.
Come ha detto qualcuno, la biennale di B&B sarà “un calcio nel culo” al sistema (e alla Sandretto).
Viva l’arte provinciale, viva la Lowbrow, viva Currin, Freud, Vettriano, Saville…
per nik: io infatti non sto scegliendo. Ripeto: definisco ignoranti (o poveri di spirito, suona meglio) coloro che non riflettono sul significato della parola arte e creano compartimenti stagni. Se vuole mostro a lei e al sig. luigi il CRITERIO secondo cui non c’é discontinuità fra i prodotti dello spirito umano, dalle incisioni rupestri del paleolitico alle icone bizantine, dal Rinascimento alle avanguardie vecchie e nuove. Ma in pvt
per luigi: si metta lei a studiare Duchamp, per carità. I parametri secondo cui giudica le avanguardie (rottura? discontinuità?) sono degni di un’infarinatura liceale.
Poi fa dei nomi e davvero le chiedo un pizzico di onestà intellettuale. Prima condanna – non si sa da quale pulpito – l’arte anglo americana e poi cita Freud?! Ce l’ha con Pinault e Sandretto e poi straparla della Saville pompata da Saatchi…e poi cita la lowbrow che nasce da presupposti diametralmente opposti a quelli che lei faticosamente tenta di concettualizzare. Lei é decisamente confuso
Mi sta forse dicendo che i manifesti delle avanguardie avevano come destinazione i licei? Adesso vorrebbe pure definire Duchamp il degno erede dell’arte storica? Sarebbe più facile affermare che Stalin era un figlio dell’ultimo zar! La sua smania di volere elevare ad arte l’anti-arte é patetica, un falso storico clamoroso, le avanguardie nascono per cancellare ed azzerare il passato e non per proseguirlo! Si legga meglio i testi critici di questi ultimi 100 anni, tutti ne parlano.
“l’arte anglo americana e poi cita Freud?”
Freud non é stato ammesso alla penultima biennale perché rifiutato dai curatori, le polemiche per questa esclusione sono famose, ma lei non é al corrente… Freud e la figurazione (anche quella proposta da saatchi) sono la bestia nera del salotto buono dell’arte ma ormai l’emorragia é inarrestabile. Quanti critici e curatori fanno i voltagabbana e rivisitano le loro teorie! Anche il povero Politi é costretto a mettere acqua nel suo vino e ammette che la pittura non é morta del tutto. ahahhaha… patetico.
il patetico é lei, che fa riferimento ai manuali da liceo e i risultati sono questi…legga per cortesia dei pareri un po’ più autorevoli, chessò magari di qualche studioso (Krauss, Foster, Danto e chissà quanti altri) e non solo di qualche divulgatore. E si permette pure di parlare nonostante una conoscenza approssimativa della materia e un’incompetenza palese! Ebbene sì, Duchamp ma anche Picasso, Cage, Warhol, Beuys sono tutti artisti nell’unico senso che questa parola ha, un senso che comprende il Rinascimento, l’arte greca e tribale, il cinema, l’architettura, la musica…per lei invece l’arte é la pittura figurativa. Punto. Non so davvero in base a quale assurdo ragionamento, ma tant’é.
Per conto mio, viva la figurazione, viva il lowbrow, viva Freud, ma viva anche l’espressionismo astratto, il minimalismo, l’arte povera ecc. Ripeto, si metta a studiare e magari le si apre un po’ la testa. Certo che se lei cerca nella storia dell’arte solo delle giustificazioni al suo giro d’affari…si può ben tenere i suoi paraocchi
i suoi insulti fanno constatare che non ha più argomenti. Freud fuori dalla biennale non le dice probabilmente nulla. La pittura figurativa é stata per decenni, vittima di una esclusione sistematica, e lei viene a chiedere la tolleranza, l’apertura mentale? Ma di chi? delle vittime di un sistema che ha fatto della intolleranza, dello snobismo e del disprezzo altrui le basi della propria filosofia? Io la compatisco, é una brutta vita fare finta di amare per compiacere agli altri, di fare finta di capire quando non c’é nulla da capire.
Sono capitata per caso in questo thread, cercando commenti alla Preghiera di Langone “pro Serafini”, per cui scusatemi se mi intrometto nella vostra disputa teologica, fatta di certezze contro certezze, tanto che mi vien da ricordare quello che scriveva Borges: “Dubbio, uno dei nomi dell’intelligenza”…Allora, vi pongo una domanda terra terra: l’Arte ha bisogno di un pubblico (come succede nel cinema, nella letteratura,nel design, nella musica, nella moda, nella gastronomia ecc), oppure é una sistema autoreferenziale (cioé una setta) per 12.850 persone ( o giù di lì) che partecipano a un “gioco di ruolo” planetario? sarei interessata a conoscere il vostro pensiero. Grazie!
DOMANDA: MA PERCHE’ TUTTA QUESTA POLEMICA _FERTILE, INTERESSANTE, CHIARIFICATRICE PER ME_ NON SI CONCENTRA ANCHE IN ALTRE AREE DI DISCUSSIONE? SOTTO ALTRI ARTICOLI? E CE NE SONO DI DISCORSI DA FARE… IO DI LA’ MI ANNOIO… MI SEGUITE?
NO SO: LE AVETE LETTE LE ANALISI SUL “SISTEMA DELL’ARTE”? ESSI’ CHE C’E’ DI CHE PARLARE… “ARTE E POTERE”, “POLITICA E CULTURA”…: SE LE COSE SONO COSI’ COME GLI INTERVISTATI DICONO _PURTROPPO A RAGIONE_ E’ INUTILE DIBATTERE ANIMATAMENTE DI BEATRICE, BIENNALI, ANNUALI, QUADRIENNALi, PREMI TERNA E QUATERNA, DI CHI FIRMA GLI ARTICOLI, DI CRITICI, GALLERIE…!!!! CHE SCONFORTO RAGAZZI…
massi esse
sono d’accordo con massi esse…che sconforto, ma veramente che sconforto!!…eppure questo sconforto ha oggi un nome e un cognome: ARTE CONTEMPORANEA (cosiddetta)!…e questo sconforto ha anche i suoi profeti (e qui ci vuole l’elenco telefonico!)…comunque, caro/a massi esse, la crisi travolgerà e rivolgerà ogni cosa…e, guarda un po’, si ritornerà sempre alle stesse battute del tipo “”Fuori i mercanti dal tempio!”..ma perché, se schiatta Lehman Brothers Holding Inc (fondata nel 1850), non devono schiattare tanti venditori di sub-primenti, anzi di de-primenti “artistici”..e non disturbiamo i Duchamp, che, bontà loro, ci lasciavano scritto sulle loro tombe: “D’ailleurs c’est toujours les autres qui meurent”… e se devo essere sincera fino in fondo sai che ti dico: W il Luna-Pac! W Serafini!
Cara Rosa, chiedi se l’Arte ha bisogno del pubblico, oppure se é un sistema autoreferenziale, ne deduco che consideri il “sistema” l’unico detentore della verità artistica. Il sistema non ha per fortuna l’esclusiva dell’arte. Si può benissimo vivere l’arte rimanendo fuori dal sistema. Il pubblico e il mercato é meno alienante che stare dietro alle gonnelle della Sandretto o dei curatori di turno. Il sistema ha l’ossessione della sua credibilità, il disaccordo e il disinteresse del pubblico é il suo punto debole. Da li il disprezzo costante nei confronti del pubblico, incapace di capire e di amare l’arte del sistema. Le teorie per giustificare l’insuccesso sono collaudati e spesso logori: “il pubblico non capisce ma capirà”, “l’arte non é per tutti ma solo per l’élite”. Il resto della dottrina si basa sull’insulto nei confronti di chi é fuori dal sistema ed é un potenziale pericolo per la sopracitata credibilità: “gli altri sono artigiani”, “la pittura é morta”, “gli altri sono mestieranti”.
per rosa: nessuna certezza di tipo teologico, semmai sano dubbio iperbolico e il tentativo di alzare un po’ l’asticella della discussione. Se non lascio in pace Duchamp é perché troppo spesso sento opinioni sbrigative e semplicistiche sulle avanguardie: c’é chi parla per sentito dire e chi invece quotidianamente si confronta con i maestri del passato e del presente, chi pretende di escludere dal dibattito la riflessione filosofica e chi come me pensa non si possa farne a meno. Filosofia=problematizzazione=dubbio. Legga per cortesia le sconcertanti affermazioni del sig. luigi e capirà perché ogni tanto vado fuori dalle righe.
per m.s.: auspico la nascita di un forum libero su questo sito dove poter discutere con maggiore organicità. E come vede siamo andati ben oltre la biennale.
per luigi: canti pure vittoria, se crede. Contro la malafede (leggasi “interesse personale”) non ci sono argomenti che tengano. Alcuni esempi:
-i dati statistici sono epifanie quando si tratta del Correggio, scompaiono fra le pieghe del discorso quando si tratta di Koons e Guggenheim.
- il denaro é lo sterco del diavolo quando é maneggiato dalla Sandretto, quando invece passa dalle sue tasche (o da quelle di Freud e Saville…) é il giusto riconoscimento da tributare alla Sua Arte
- le argomentazioni razionali che adduco vengono fatte passare come insulti, le farneticazioni senza capo né coda e gli insulti personali (insinuazioni veramente squallide, fin dai primi interventi, si vergogni!)sono segno della Sua Classe
- il colmo dei colmi: la Saville che diventa la paladina di una Nuova Arte, più autentica, svincolata da logiche di opportunismo e caratterizzata da una solida padronanza della tecnica pittorica. Incredibile, non ha il senso del ridicolo
e comunque via di questo passo.
questo sarà il mio ultimo intervento in quanto non posso ripetere le stesse cose sperando nell’onestà intellettuale di chi non ne dimostra un briciolo, faccio solo notare le ultime due cose:
- la domanda di rosa sul “sistema” non ha molto senso, é uno pseudoproblema. La storia dell’arte dimostra che il gusto oscilla costantemente fra le prerogative delle elite (insindacabili, sono loro che ci mettono i soldi, chiedere a Michelangelo), le istanze degli artisti E DELLA CRITICA (senza critica non esiste arte, non viceversa. Chi non lo capisce si metta a studiare) e le esigenze del grande pubblico. Tutto questo costituisce il sistema, é come appare evidente la questione di chi detiene il potere non é pertinente. Il potere di decidere cosa é arte non é localizzabile in un unico “fuoco” quindi le analisi da eseguire sul gusto di un’epoca devono essere di tipo differenziale, sincronico, diacronico ecc.
- La pittura é morta. I pittori sono solo artigiani e mestieranti. Freud non meritava Venezia. Ecco, questi sono enunciati che io non ho MAI pronunciato e il suo patetico tentativo di attribuirmeli é testimonianza dei suoi pregiudizi e della sua disonestà. Io amo la pittura e se le snocciolassi i miei attuali oggetti di studio dovrebbe rimangiarsi tutto.
Buona serata a tutti
Caro Luigi, come sai, i numeri che stanno dietro il can-can della cosiddetta Arte Contemporanea sono assai esigui. Il bisogno di Arte da Perigord in poi accompagna la nostra storia e per fortuna il 99,9% di noi esseri umani lo soddisfa in mille modi grazie al proprio gusto fatto di letture, cibi, ascolti, visioni e quant’altro. E’ vero, sul pianeta rimane uno 0,1 % che non reagisce nello stesso modo: sono i vari Sandretto, Bonami, Cattelan, Koons, la famigliola Politi ecc ecc…ma che vuoi che sia, é solo un patetico 0,1%… lasciamoli divertire, tanto tra un po’ d’anni nessuno se ne ricorderà, nemmeno i loro figli! Se non l’avessi letto, proprio ieri c’era nell’inserto Plus del Sole 24 Ore la consueta paginetta di Arteconomy, con delle previsioni da qui a 10 anni dal morir dal ridere…(penso ai gonzi che si sono comprati qualche pillola di Hirst per fare i fighetti su Dagospia, dopo aver letto magari il giornalino della famigliola sopra citata… ah ah!)…
caro Daw, non credo proprio che il “sistema dell’arte” sia uno pseudoproblema….Intanto spero di non ti farti inorridire dicendo che artisti sono anche gli scrittori e i musicisti, i cuochi e i designers, gli stilisti e i registi, nonché gli attori… e poi il pubblico non é più analfabeta: c’é stata la riforma protestante, la rivoluzione francese, la rivoluzione d’ottobre, il new deal ecc..il pubblico si esprime con forza la dove può, dove il sistema é aperto (vedi p.e la letteratura) e non retto da liturgie medievali e oscurantiste (il sistema dell’arte)..e comunque, caro Daw, ti assicuro che, alla fine, questo stesso vituperato pubblico tra sentirsi raccontare delle favolette pseudoestetiche sul nulla (il più delle volte é quello che fa la critica, ahimé) e il cinema, non ha proprio dubbi, perché o l’Arte produce catarsi oppure non serve proprio a niente (salvo ai conti in banca di qualcuno)…e forse in una sala cinematografica, con un po’ di fortuna ovviamente , si può rivivere qualcosa di simile alle emozioni che i nostri antenati provarono nella basilica di Assisi davanti a Giotto..
Cara Rosa, quel 0,1 purtroppo sforna curatori a ritmi incessanti. Quando si ha il controllo della istruzione curatoriale si possiede un esercito di funzionari pronti ad agire come gli affigliati ad una cosca mafiosa. La Sandretto non smette di promuovere, selezionare e plasmare curatori al proprio uso e consumo. Questi valorizzatori del nulla sono talmente condizionati che non si accorgono neanche di essere manipolati. Se uno esce da coro allora sparisce immediatamente dal sistema artistico. L’affiliazione si ritrova in tutti i musei italiani d’arte contemporanea, in tutte le strutture pubbliche e private (fondazioni), in gran parte delle fiere (vedi artissima) e in quasi tutta la stampa artistica (la Sandretto guida da 2 anni il premio Cairo) .
L’ 0,1% controlla tutto il denaro pubblico destinato all’arte contemporanea e quasi tutte le fondazioni. Vedi che al 99,9% dell’arte italiana rimane ben poco voce. Cosa rimane? I pochi luoghi del net ancora liberi dove potere mettere in evidenza questa vergogna.
Un sospetto: LUIGI, sei mica LUCA?!
mi dispiace Erminia non sono Luca, provaci ancora ;-)
caro luigi, sono d’accordo..come si diceva un tempo la madre degli stolti é sempre in cinta!…e infatti capita che uno come Serafini fa una mostra al PAC di Milano che risulta la più visitata del 2007 e non viene neanche preso in considerazione da curatori che dovrebbero come minimo informarsi su quanto succede nel loro paese…ma, si sa, il pubblico non conta un tubo rispetto all’ipse dixit di una laureata che tra i pochi meriti accademici c’é stato quello di occuparsi a Bologna di Amarena Fabbri…
Andatevi a leggere queste interviste, un’interessante anzi tanti diversi importantio (qualcuno anche criticabile) punto divista sul SISTEMA DELL’ARTE : http://www.artapartofculture.org/category/osservatorio-inchieste/
Poi ne riparliamo, Luigi,. daw gli altri intelliggenti scatenati.
beh? e questo fantomatico goup (presumo group) IED da dove spunta? L’ironia sull’intelligenza ve la potete proprio risparmiare. Gli articoli che avete segnalato sono stati letti e assimilati, qual’é il problema?
Se avete qualcosa da dire, ditelo no? Un esordio così arrogante é veramente fastidioso, mi viene da rivalutare il sig. luigi…(ma anche no!) Ah, poi intelligenti si scrive con una sola g, allo IED evidentemente non si impara né la grammatica né la cortesia.
X the goup IED, i vostri “punto divista” riguardano esclusivamente la situazione romana, insomma la piccola cucina locale, sulla Biennale invece l’elemento nuovo é stato la scelta di due curatori non nominati dalla casta sistemica e il monito sotto forma di speranza di Barbara Martusciello, di non allontanarsi dal seminato “contemporaneo”. Insomma se la casta per una volta non comanda direttamente che almeno si rispetti l’ordine stabilito (dal sistema)! Il “realmente contemporaneo” si poteva scambiare con “neo accademismo” , il “nuovo ordine” dove la libertà é tutto meno che libera e dove si é “in” solo se lo decide il capo.
caro Luigi, io sostengo che l’errore sia proprio a monte e cioé nella dittatura di una casta di “intellettuali” (sistemici o no) che hanno tutti in comune il non essersi sporcati mai le mani con un acrilico o stancati gli occhi con photoshop (fa eccezione il penoso caso del sig. Bonami). Perché non osservi cosa succede poche centinaia di metri a est dei Giardini di Castello, e cioé alla Mostra del Cinema?
Ecco la giuria dell’anno scorso, presieduta da Wim Wenders: Valeria Golino, Yurij Arabov, Douglas Gordon, John Landis, Lucrecia Martel e Johnnie To (tutti attori e registi). E poi, prendi un premio letterario, che so, il Premio Volponi: giuria: Stefano Tassinari, Angelo Ferracuti ed Enrico Capodaglio (tutti scrittori)…prendi il concorso Chopin a Varsavia: tra i suoi presidenti c’é stato persino Arthur Rubistein (pianista)…non parliamo della danza, del design, della cucina , insomma di tutte le espressioni estetiche dell’umanità.
E invece alla Biennale chi c’é: un palindromo (Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice) di ignoti meriti accademici (salvo l’Amarena Fabbri e un po’ di mostriciattole per vivere o sopravvivere), che tra l’altro si contraddicono e, per la singolarità onomastica, si confondono e poi chiedono rettifiche (ah ah! vedere lo scorso Giornale dell’Arte..patetico!)
Ma possibile che non si capisce che la cosiddetta “arte contemporanea” é finita in un vicolo cieco, senza più un pubblico, e dove trionfano reati finanziari, che altrove portano direttamente a Alcatraz? Aggiottaggio (art 501 cod. pen.), conflitto d’interesse, insider trading e chi ne ha più ne metta…
Insomma, per concludere, la Biennale non é Arte Fiera, come gli Academy Awards non sono l’American Film Market di Los Angeles…siamo d’accordo o no?
saluti
ps Proprio per sfuggire al ricatto del sistema, Mary Pickford, Charlie Chaplin, Douglas Fairbanks e D. W. Griffith fondarono nel 1919 la United Artists…
Concordo in pieno Rosa, siamo già in due :-)
che ne pensate, invece, delle Fiere a Roma che tra poco ingolferanno (inutilmente?) la città?
La fiera é sempre un buon affare per chi organizza (quando tutto va bene), Roma parte in ritardo, cosa si dovrebbe pensare?
Ma un certo ENRICO TOMMASO DE PARIS non l’avete mai notato? E’ un grandissimo, con tutto il rispetto per gli altri, con Montesano e Mondino il piu’ geniale figurativo degli ultimi 20 anni.
Ho vinto la scommessa! Roberto Floreani c’é…
W W W la Biennale piccolissimo-borghese dei Cascella & Cascella (Basilé)!!!!!!!
Rosa commenta più o meno -AVVOCATO DI REDAZIONE PERMETTENDO- così:
E a proposito delle scelte del Palindromo Veneziano (Beatrice Buscaroli-Luca Beatrice), ma più sconosciuto dell’Anonimo Veneziano, eccovi qua un bel conflitto di interessi nel Sistema dell’Arte, beccato in flagrante! Luca Beatrice porta alla Biennale un artista (Cingolani) che fa parte della scuderia dell’Antonio Colombo (costruttore di biciclette col complesso dell’‚Äö√ÑùArte Contemporanea‚Äö√Ñù) dove (…) Beatrice ha curato recentissimamente una collettiva (…)… e gli olii (…) del Cingolani saliranno di prezzo, o no? ma questo si può chiamare o no aggiotaggio? (…)
AGGIOTAGGIO: vedi art. 501 codice penale)
Se la collettiva é già finita non può essere aggiotaggio, un po’ di logica!
E a proposito di Logica (per Luigi) si deve ricordare che essa si basa sul Principio di Causa-Effetto (crf Aristotele), non su quello di Sincronicità o Diacronicità (crf Borges)…(eh eh!)
Agiotaggio? Pastette? Conflitto d’interesse?!!!
Chére Silvià, je suis s‚àö¬™re que tu n’as pas compris rien…
Chére Silvià, je suis s‚àö¬™re que tu n’as rien compris.
o
Chére Silvià, je suis s‚àö¬™re que tu n’as pas compris.
:-)
rien ne va plus…
bene la grammatica..parli bene il franciese, Jean Luc…,eppoi (pardon, e poi)?..voglio dire, le opinioni?
interessi dietro il mondo dell’arte quanti ne vuoi: più della metà é Potere, business, politica… il resto, le biciole, la fa la qualità. Che la storia (forse) decreterà o cancellerà domani.
AMEN!
Trovo assurdo che i curatori della Biennale di Venezia siano decisi da un ministro. Fuori la politica dall’arte.
fuori la politica, certo!, ma fuori anche i mercanti (dal tempio)..e poi chi ci rimane?Gli artisti? ma dove sono? ah ah ah..erano momentaneamente assenti: stavano facendo P.R…
commento assolutamente appropriato e intrigante….
continuo comunque a preferire un mercante ad un politico…attenzione: se di mercante preparato si tratta…
le istituzioni sono troppo lente, arrivano sempre dopo….cercano la conservazione, lo storico, il certo…non saranno mai precursori del nuovo…almeno non in Italia..
tra i mercanti invece,c’é chi ne é capace..
però rifletto sulla tua annotazione, cara rosa!
“Trovo assurdo che i curatori della Biennale di Venezia siano decisi da un ministro”
Ma questo é il regolamento della Biennale! Quando erano i direttori dei musei a decidere i curatori, allora non si rispettava il regolamento! C’é gente che fa finta di non capire…
ma infatti é il regolamento che trovo assurdo. non il fatto che lo si rispetti.
Cosa intendi, luigi, quando dici che “c’é gente che fa finta di non capire?”
Versetto 42,INCAZZATA.
Possibile che:
Luigi, Daw, Rosa,Lari,Francesca……………..Tutti o QUASI molto polemici,
il venditore di biciclette,Colombo,finanzia…….
Beatrice,collabora.
Perché tanta acredine,tutti contro tutti.
Ho visto Due artisti italiani,-Siviglia, BIACS3-ottobre/novembre 2008
il primo alla collateral de Arte-”FANTASTICO”,mi sfugge però il nome,
ricordo la POTENZA del Colore,la FORZA della composizione,
VOI,visitate l’estero,o basta polemizzare solo e sempre: BIENNALE SI’ BIENNALE NO.
ciao igor, mi ritrovo all’interno di un dibattito che non credo mi appartenga visto che lavoro da 4 anni in questo settore ma sono arrivata solo ora ad una conoscenza minima da poter avere una visione critica…dunqueforse non ho così tanti elementi, ma devo dire che non mi ritrovo nella tua frase “visitate l’estero basta polemizzare solo e sempre….”. L’estero l’ho visitato e lo visito (per quanto posso)….e penso che lo facciano anche tutti coloro che hanno scritto su questo forum…non credo abbiano bisogno di un consiglio del genere…
ho studiato a madrid e al mart di rovereto, ora vivo in Sardegna, ho deciso di tornare a casa mia.
vedo però che i nostri spazi culturali sono sempre più gestiti dalla politica e ti assicuro che questo sta creando grossi danni alla città. tanto con la sinistra di soru, apparentemente molto favorevole alla cultura nella sostanza favorevole al suo controllo…..ma anche con la destra del comunedi cagliari, che non favorisce minimamente la produzione contemporanea…
gran parte dei centri culturali cittadini non hanno una figura didirettore. le attività culturali vengono pianificate dall’assessorato stesso, con poca autonomia del centro e poca indipendenza dalla politica.
sono contenta cmq di essere messa in discussione in questo forum si trovano diversi stimoli! giuro che non ho la minima acredine nei confronti di nessuno!
io cmq non son artista, ho studiato art and culture management e mi occupo di consulenze in questo settore…
Quali sono i REALI canali da percorrere per essere invitati alla Biennale? Quale il curriculum?
Come mai ci sono artisti che si fanno più presenze celebrate ed altri, bravi allo stesso modo, non ci sono mai? Quali sono le VERE regole? Quali i meccanismi?
Le decisioni sugli inviti alle Biennali sono prese già quando é eletto il direttore della Biennale o no?
Allora inutile fare previsioni, già é chiaro come andrà, giusto?
La biennale 2009? Lasciamo perdere!andrò direttamente a vedere la mostra a “Punta della Dogna”,si preannuncia interessante.
e che ne pensate di ITALICIS a due passi, (ri)inaugurata da hoc a poca distanza lì?!!!
Cari B&B, la Vostra selezione rispecchia in tutto e per tutto la linearità e la coerenza del Vostro lavoro…insomma artisti che comunicano attraverso una ricerca pressoché nulla e sterile, una serie di epigoni maldestri o se vogliamo ladruncoli da strapazzo, in taluni casi, delle esperienze di Artisti giustamente consacrati. Se per questa edizione della Biennale di Venezia non avevate nulla da aggiungere al panorama artistico italiano potevate declinare l’offerta, ma si sa i treni passano una sola volta e quindi che fare? Si sale, il biglietto é pagato e si ha il tempo di rispolverare vecchi libri come “Nuova scena”, ma sono passati troppi anni e la scena é…inutile dirlo.
Arte comprensibile, la tristezza che non c’é nulla da capire, nessuno dice niente!
Peccato, al vernissage gli artisti Vi sorrideranno insieme ai loro galleristi, qualche collezionista graziato dalle Vostre scelte Vi stringerà cordialmente la mano sollevato dal potersi liberare delle croste a un prezzo rilanciato…tutti gli altri tratterranno le risa.
complimenti e congratulazioni, ci vedremo all’inaugurazione.
che ridere
magari qualcuno preferiva i soliti noti del salotto sandrettiano. Basta, non se ne può più, smettiamola con quella cricca raccomandata senza capo ne coda. Lo stato non ha più soldi da sprecare in simili nefandezze!
A lavorare!
L’arte sandrettorebaudenghiane, anglosassonicentriche é per me un truffa, una burla dello stesso tenore dei subprime americani. Adesso vedremo cosa faranno a Faenza. Quando penso al codazzo di tutti quelli idioti che ci credono e che ci sperano mi viene in mente i risparmiatori truffati dalla finanza mondiale.
makidaki,condivido!
EPIGONACCI.
luigi,
Hai ragione!
A lavorare!
Troppi raccomandati,
troppa gente INCAPACE DI PRODURRE UN’OPERA.
Raffela Neri: REALI CANALI.
Mi meraviglio,
mai sentito parlare di politica,conoscenze,famiglie,intrallazzi……
poi magari sé Sei carina,CONTA.
FRANCESCA SASSU,
Hai ragione, mi sono lasciato prendere,
inoltre, la Sardegna (per taluni) vive una cultura più vicina ai locali alla moda sulla costa.
Fare cultura é FATICOSO,DISPENDIOSO e RISCHIOSO,quando ci metti del Tuo.
AUGURI.
A proposito, l’Artista italiano alla collateral de la BIACS3 de SIVILLA si chiama PLICATO,
CRISTIANO PLICATO. Non é presente alla Biennale!
“QUALCHE” polemica???? E’ un eufemismo!
Che mostruosità, questo Padiglione!
Mischiare il grande Futurismo con questo passatismo, Marinetti e tale imbarazzante proposta sta facendo rivoltar nella tomba, e in fila, tutti i nostri cari ragazzacci, compreso D’Annunzio, il che é tutto dire!
Brava Martusciello, l’abbiamo vista girare come una trottola compresa nel suo meritato ruolo, tra Padiglioni e calli veneziane, sentendola esclamare di confermare ed anzi rilanciare, se possibile, questo suo bel pezzo, di molto precedente… Come darle torto?!
Questi NON SONO curatori di destra e per questo motivo criticati (presumendo un potere in mano alle sinistre snob); questi sono professionisti che hanno trascinato la destra e l’arte italiana nel ridicolo. Nulla di personale con i sig.ri B&B ma davvero é quello che penso e che TUTTI al padiglione bofinchiavano, e vi assicuro che NON ERANO tutti di sinistra!
aspettiamo al varco il sig. luigi, che magari ha capito la differenza fra pinault e bondi…
ma sissi ha mai sentito parlare della abramovic? e nido quando smetterà di scimmiottare? e lodola comincerà a piazzare lampade all’ikea? e costa tappezzerà le hall di alberghi e navi da crociera? e verlato, no dico, verlato!
Ma che superblog!!!! E leggo con piacere che, anche qui, avete la palla di vetro!!!
Comunque, la Biennale é interessante, criticabile ma di qualità; non altrettanto si può dire del Padiglione incriminato… IO AMO LA FIGURAZIONE, ma quando é robetta é robetta!
‘a Luca…!!!!
Mancava la Piadina romagnola e ci sarebbero stati tutti gli ingredienti per la festa o la sagra dell’italietta. Ci spiace per qualche amico invischiato in un giochetto che stritola tutti: curatori, professionisti di settore, artisti, italiani.
Il padiglione Italia? l’unica cosa guardabile in tutta la biennale. Il resto é un mucchio d’immondizia stravisto, le stesse stupidate di 50 anni fa! Sembrava la famosa scena del film:”Le vacanze intelligenti” con Sordi…
Padiglione ITALIA o ITALIANO? C’é confusione, ragazzi…
“Le vacanze intelligenti”? ma infatti noi italiani ci meritiamo quel tipo di qualunquismo, quella becera esaltazione dell’ignoranza e della volgarità (’annamo a magnà, va) . Proprio il 1978 poi, chissà come mai? Forse che il disimpegno e l’alleggerimento facevano parte dei piani reazionari di qualcuno? Pochi anni dopo arrivò finalmente la svolta: come dice Beatrice l’Italia vinse i campionati di calcio a dimostrazione del ruolo culturalmente egemone nel mondo…
Per cortesia chiedo a Francesca Sassu di contattarmi
museoarte.desio@hotmail.com
magari collaboriamo
c
Al di là del salvataggio di singoli artisti -e ognuno avrà i suoi preferiti- il padiglione è -condivido con la Martusciello, brava davvero- una visione collettiva e come tale non funziona. E’ sciatta, confusa, business e intrallazzi evidenti sotto la crosta… Non prendiamoci in giro negando l’evidenza e quanto ovunque si diceva in Biennale!
I motivi si sanno, e stanno nell’impreparazione dei curatori o nella loro incapacità a sganciarsi dal dio denaro e dalle amicizie galleristiche, facendo interessi propri e non certo collettivi. Il padiglione nazionale è tale perchè ha l’obbligo di dare dell’Italia una panoramica credibile che tutti gli altri Paesi non solo non ci hanno riconosciuto ma che hanno registrato per quel che è: politica e potere allo stato brado, ma piccino piccino, da Repubblica delle Banane, che l’Italia di fatto è diventata da parecchio tempo…
Uno dei pezzi migliori leti sull’argomento anche grazie a un blog vivace e intelligente!!!
Bendetto, DAW!
Siete stati prevedibili e stufosi, nei vostri commenti negativi al padiglione Italia.
Sono convinta che i curatori li conoscessero già prima di prendere l’incarico.
Credo che abbiano fatto un buon lavoro.
Scegliere non è facile, il gusto personale e gli interessi, incidono sempre (ed è sempre stato così anche nelle scorse edizioni) non vedo perchè stupirsene o gridare all’italietta, quando le cose portate dagli altri paesi erano di una sconvolgente banalità e scarsa qualità artistica, infatti, non ho sentito nessun esempio di padiglione migliore ma solo critiche incondizionate al nostro.
Almeno aveva un identità Italiana e non era lo scimiottamento dell’arte d’oltre oceano.
Vorrei sapere se dell’edizione 2009 è stata realizzata una visita virtuale come per l’edizione 2007 (http://www.treccanilab.com/biennale_di_venezia/) e se sì, dove si trova.
Grazie
Salve Barbara,
Dopo i “Collaudi” di B&B Beatrice-Buscaroli, Sandro Bondi si inchina all’orgoglio curatoriale di Vittorio Sgarbi. Ovvero: come cadere dalla padella nella brace… Ti segnalo questo articolo che ho pubblicato su:
Manifesta 7 Days:
“BBBiennale di Venezia 2011 e Maxxi a Sgarbi: l’arte ab Bondi”
BBBiennale delle Meraviglie – Padiglione Italia. … La 54. Esposizione Internazionale d’Arte aprirà il 7 giugno 2011. ….MAXXI in ballo. Maxi lievitazione: da 57 a 150milioni di euro… La lista ufficiosa degli artisti invitati è la simile a quella delle opere che il curatore Vittorio Sgarbi sta selezionando per il Maxxi. Piero Guccione, Michele Cascella, Roberto Coda Zabetta, Alberto Sughi, Vittorio Tavernari, Piero Slongo, Gustavo Mancinelli, Mimmo Centonze, Fausto Pirandello, Aligi Sassu, Gustavo Mancinelli, Aroldo Bonzagni… SEGUE…
http://manifesta7.blogspot.com/2010/01/bbbiennale-di-venezia-2011-e-maxxi.html