Silenzi in forma di poesia. Con Bianca Madeccia alla scoperta della nuova poesia | di Isabella Moroni

12 maggio, 2009 | Di artapartofculture redazione
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“Silenzi in forma di poesia” una kermesse, un incontro, una vetrina-laboratorio che si propone di testimoniare la ricchezza di linguaggi, stili e messaggi che si muovono nei cantieri della poesia italiana contemporanea.

Ospitato nel bastione medievale di Torre Nuova a Sermoneta, il festival incrocia ed impastapoesia, arte e performances, offrendo una visione d’insieme sulle creazioni italiane, emergenti o consolidate, con uno sguardo attento a tutto ciò che è poesia.

Organizzato da Bianca Madeccia, giornalista, scrittrice e raffinata poetessa , “Silenzi in forma di poesia”, giunto quest’anno alla sue seconda edizione, inserita all’interno della manifestazione di arti di strada “Maggio sermonetano”, si svolgerà nelle domeniche di maggio (11, 18, 25).

Ne parliamo con l’ideatrice:

Come nasce il progetto “Silenzi di Poesia” e quali sono le sue caratteristiche?
“Silenzi” nasce nel 2008 sulla base di un mio progetto presentato al direttore artistico del Maggio Sermonetano, il più importante e consolidato Festival pontino di arte da strada. Un mese di musica, concerti, mostre, letture, incontri che si svolgono nelle strade e piazze di Sermoneta, uno dei paesi medievali più vivi del Lazio, sede di molte importanti manifestazioni musicali e teatrali. Particolare è sicuramente anche la sede, Torre Nuova, un fortino medievale sul bordo di una profonda vallata.
Nell’impostazione di “Silenzi in forma di poesia”, c’è sicuramente una grande attenzione alla commistione di linguaggi differenti, alla sperimentazione e alla capacità di innovare la tradizione e il linguaggio.
Con questa rassegna, ho cercato di staccarmi da un certo modo asfittico e chiuso di proporre poesia, di superare la frammentazione di proposte e gli steccati tra i generi.
Cerco di ospitare ogni tipo di linguaggio, purchè rivelatore di ricerca autonoma, qualità e originalità. Esistono molti festival che propongono voci già molto affermate e in un certo qual senso, a volte, anche lievemente cristallizzate. Non ne esistono tantissimi, invece, che vanno a scovare e danno spazio a quello che con il tempo potrebbe crescere o sta già crescendo.

Come scegli i poeti da invitare?
Attraverso rassegne e reading dal vivo, libri, riviste, blog, video di reading. Cerco di individuare voci originali o rappresentative con un percorso di lavoro solido alle spalle. Una pratica di ’studio’ che dura un anno intero e che si concretizza in seguito con due mesi di lavoro organizzativo.

Come si svolgono le tre giornate?
Cerco di tenere sempre a mente un “modello osmotico”. In contemporanea, nello stesso spazio, si crea un dialogo tra vari linguaggi: poesia, teatro, musica, ricerca vocale, performance.
Ad esempio, nella prima edizione (maggio 2008) la poesiaè stata accostata al Tai Chi Chuan e alla meditazione orientale. Ma le possibilità combinatorie si vanno ampliando sempre più. L’edizione 2009 ha moltipercorsi differenti al suo interno.

La scelta di mescolare arte di strada e poesiaè voluta o casuale?
L’intento di “Silenzi”è stato fin da subito quello di creare uno spazio di nel quale dare voce all’enorme ricchezza che nasce dall’incontro di linguaggi differenti.
Una rassegna con un tale intenti, non poteva che sorgere all’interno di un Festival di arti di strada, riavvicinando così anche simbolicamente la poesia alle piazze, alla gente.
Avrei potuto proporre lo stesso tipo di evento ad un Comune più grande, ma ho scelto subito Sermoneta e Il Maggio Sermonetano perchè sono poli culturali importanti per la Pianura Pontina. Il Maggio Sermonetano, poi,è un evento di rilevanza nazionale.

Dimmi cinque emozioni (movimenti interiori) che ti hanno ispirata per l’edizione di quest’anno.
Musicalità, vocalità, architettura sonora, sinestesia, serependità.

Quali sono le caratteristiche dei poeti invitati quest’anno, cosa li accomuna, cosa li distingue?
Sono tutti molto differenti, con linguaggi e ricerche originali.
Solo per parlare di alcune delle poetesse, ad esempio, in questa edizione ci sarà una Giovanna Marmo con il suo immaginario modernissimo e gotico, o una Sara Davidovics che si colloca in una linea di intersezione tra teatro, sperimentazione vocale, performance e poesia, oppure ancora Marilena Renda che va a scavare in direzione di forme che ancora potrebbero nascere dall’incrocio di prosa e poesia, o a una Maria Grazia Calandrone e il suo stile personalissimo e potentemente evocativo, o a Nina Maroccolo, che presenterà un esperimento di poesia e canto liturgico e non ultima, Rita Pacilio con i suoi versi rimodulati sull’improvvisazione jazzistica. O ancora il lavoro di Mauro Tiberi, poeta, musicista, ricercatore vocale, che ci regalerÀÜ i Canti Orfici di Dino Campana accostati e ricampionati con il canto religioso mediorientale.

Presentare solo poeti italianiè un tentativo di dare visibilità ad un particolare modo di fare poesia, oppure di sostenere l’arte “indigena”?
Amo molto anche la letteratura straniera e credo che sia necessario confrontarsi con altre culture. Non escludo, nelle prossime edizioni di poter aprire uno spazio dedicato ad altre letterature.

La poesiaè in sè e per sè fertile terreno di apporti esterni; con l’infinita possibilità di scambi, di meticciamenti e di conoscenze imprevedibili che la rete offre sta cambiando qualcosa nelle scritture poetiche?
Sicuramente la rete sta cambiando il rapporto tra la velocità fisica e la velocità mentale. Il tipo di supporto modifica anche la struttura e la forma dello scrivere. La velocità di trasmissione delle informazioni favorisce possibilità di entrare in contatto con una grande varietà di informazioni e campionari di stili che possono essere continuamente rimescolati e riordinati in tutti i modi possibili. Esistono scrittori che già iniziano a muovere i primi passi nella direzione dell’ipertesto, e altri, che soprattutto in prosa, utilizzano forme nuove che sono più vicine allo scrivere pensato per la rete. Si cominciano a vedere esempi di testi plurimi o polifonici. Se pensiamo che oramai, anche giornalisticamente esistono corsi accademici pensati per il web, non si può continuare a credere che questo su tempi lunghi non cambierà radicalmente anche le forme letterarie tradizionali.
Pensiamo anche ai racconti e alle poesie via sms. La velocità comprime, leviga, accorcia, modifica i tempi di attenzione, e questo altererà inevitabilmente le forme.

Già esiste una “poesia digitale” espressione dei nuovi linguaggi e delle nuove generazioni oppure la poesia resta un’esperienza quasi fisica, fatta di ascolto e di parole plasmate come argilla?
Italo Calvino sosteneva che il lavoro dello scrittore deve tenere conto di tempi diversi, il tempo di Mercurio e il tempo di Vulcano, la concentrazione, la pazienza, il lavoro meticoloso, la craftmanship di Vulcano e le avventure, la velocità, la sveltezza, le metamorfosi, l’intuizione istantanea di Mercurio.
Il lavoro della scrittura, rimane quello attorno alla parola, ma anche qui la rete sta favorendo lo sviluppo progressivo della scrittura combinata con immagini: penso alla fotoscrittura, ma anche ai videopoemi. Penso anche, ad esempio al fatto che mentre il video ad alta definizione continua ad esistere e ad essere lo standard più adatto per la proiezione, oramai esistono video a definizione inferiore nati e pensati per lo streaming: i concorsi nazionali dedicati solo a questa categoria di video, sono già una realtà. Il web, da questo punto di vista, ripone al centro la questione antichissima dell’ inseguimento perpetuo delle cose, e dell’adeguamento alla loro varietà infinita.

Qui il programma della manifestazione

Silenzi in forma di poesia – ore 17.30
Via della Mandolina – bastione medievale “Torre Nuova”
Sermoneta (LT)
info: 347/1345391
mail: madeccia.bianca@yahoo.it

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