Esbat. Dal mondo dei manga un horror fantastico. Intervista con Lara Manni | di Isabella Moroni
10 giugno, 2009 | Di Isabella Moroni
Inserito in: approfondimenti, libri letteratura e poesia, proponiamo
399 lettori | nessun commento |
Viene dal mondo sconosciuto ai più delle fan fiction, giovane e un po’ fobica, bionda e limpida nella sua scrittura, Lara Manni ha stregato il mondo dei fan dei manga con un libro che finora non esisteva. Esbat, edito da Feltrinelli, appena arrivato in libreria.
Ambientato in Giappone Esbat è la storia di una disegnatrice di manga che, scopre di avere il potere di varcare la soglia fra il reale e il mondo da lei immaginato che, con sua grande sorpresa, si rivela vivo e reale.
Ma non è sola. Dall’altra parte del globo, a Roma, vive un’adolescente impaurita e dubbiosa, anche lei sulla soglia…
Lara Manni, prima di tutto cos’è un Esbat e in che ambito nasce questo concetto?
Un Esbat è un rituale benevolo utilizzato soprattutto nella magia bianca dei Wiccan. Si compie con la luna piena e non ha nulla di sanguinario, come invece ho immaginato io. Ne avevo sentito parlare, mi incuriosiva, e ho pensato, come spesso avviene: cosa succederebbe se ci fosse una branca “deviata” della Wicca? Ecco.
Come hai iniziato a scrivere e perché proprio un horror ambientato fra i personaggi manga?
I manga mi piacciono moltissimo: ce ne sono alcuni davvero straordinari e intensi per trama e personaggi. E la cosa che mi è sempre piaciuta è parlarne su Internet con gli altri lettori. Certe volte abbiamo intrapreso discussioni che spaccavano il capello in quattro su un determinato episodio o sulle motivazioni di una certa svolta impressa dagli autori. Poi, mi piacciono i romanzi horror: anche quelli giapponesi, ma soprattutto Stephen King. Ho fatto due più due.
Non è facile raccontare la trama di Esbat. Ci vuoi provare?
No, non è facile per niente. In breve: una mangaka ha finito la sceneggiatura del suo manga più celebre, adorato in tutto il mondo. Ma ad uno dei suoi personaggi,un Demone, il finale non piace: e quel Demone entra dalla sua finestra. Perché il mondo che la mangaka crede fantastico esiste davvero, e in quel mondo lei è in grado di interferire con i suoi disegni: non mutando la personalità delle creature, ma condizionandone le azioni. Ucciderla non servirebbe a nulla: occorre che lei stessa, di sua volontà, cambi la storia. Questa è la missione del Demone. Ma non è così semplice: la mangaka, nota con il solo nome di Sensei, è un osso duro. Con un unico punto debole: la passione per il personaggio che crede di aver creato. Non è la sola: centinaia di migliaia di fan lo adorano. Fra loro c’è Ivy, quattordicenne romana goffa e isolata: con una passione smisurata per il manga e per il disegno. Le vicende della Sensei, del Demone, di Ivy, si intrecciano. E sembrano essere manovrate da Yobai, creatura che appartiene al mondo del Demone e che, nelle intenzioni della mangaka, era destinato a morire. Ecco, questo potrebbe essere un riassunto?
Sono molte in Giappone le disegnatrici (donne) di manga?
Molte. E molte le sceneggiatrici. C’è una generazione intera di mangaka uscita dal mondo delle doujinshi, le storie amatoriali: e sono anche decisamente brave.
E’ un libro che parla di demoni, ma -a mio avviso- parla soprattutto di donne, del loro rapporto con se stesse e di quello con il sogno e l’interiorità. E’ una possibile chiave di lettura questa?
Verissimo! Anzi, grazie per avermelo chiesto. In un certo senso, tutta la storia (compresi il secondo e il terzo libro) potrebbero persino essere letti come il sogno di queste donne, come qualcosa che non è mai avvenuto se non nella loro fantasia. Poi, certo, il rapporto con l’interiorità avviene in modo diverso: per la Sensei è un’accettazione che arriva dopo anni di lucidità e di dedizione al lavoro, per Ivy il rifiuto di conformarsi alle regole del mondo adulto. Ma per entrambe il Demone è il Passaggio.
Tu sei giovane e (a quel che si legge nel tuo blog) appari molto vitale nelle emozioni, nella quotidianità e nei sentimenti. Come hai fatto ad immedesimarti in una donna di mezza età?
Beh, giovane ma non giovanissima: ho scavallato i temibili trenta. Ho cercato, per le mie due donne, di ricordare e di proiettare. Per Ivy è stato abbastanza semplice: ci sono episodi che vengono direttamente dalla mia adolescenza. Per la Sensei, ho provato a immaginare come ci si sente quando qualcosa ci avverte che si sta cambiando di nuovo, e irreversibilmente. Spero di esserci riuscita.
Il libro ha una trama innovativa, pur seguendo il classico carattere irrazionale della letteratura horror, in che parte di te hai trovato il materiale fantastico da plasmare?
Ovunque! Il materiale fantastico era già pronto: è venuto a galla di colpo, e in modo anche troppo tumultuoso. L’estate in cui ho scritto Esbat è stata un’esplosione di euforia, sapevo esattamente dove i tasselli dovevano incastrarsi. Si vede che tanti anni di letture lasciano qualcosa dentro che è pronto a uscire quando ci si “stura”, come direbbe King. O ci si autorizza a usarlo.
L’idea che un personaggio di fantasia si incarni ed entri in comunicazione con il suo creatore è uno degli elementi più accattivanti del romanzo gotico, eppure in questo libro diventa un evento fatale capace di cambiare anche la realtà. Come sei riuscita a rendere innovativo questa che generalmente è una tecnica di scrittura?
Io non so se sia innovativo, sinceramente. So che avevo precedenti illustrissimi: “La metà oscura” di Stephen King per esempio, ma anche il mito di Pigmalione e decine di altri esempi. Mi piaceva l’idea che aprire le porte fra due mondi mettesse in crisi entrambi. Mi piaceva l’idea di un tabù che non deve essere infranto e che solo una donna folle di passione poteva immaginare di spezzare.
Tu “metti in scena” uno dei sentimenti più naturali per un autore: provare una passione totale per il suo personaggio, per un essere, quindi, del quale sa tutto perché ne è il suo creatore. Tutto ciò che non riuscirebbe a sapere di nessun altro essere umano. Dunque l’amore della Sensei per il demone è un sacrificarsi, un entrare nel cuore delle forze esoteriche, oppure è l’ultimo, estremo, atto di narcisismo dell’autore?
Difficilissimo a dirsi. In parte è un atto di narcisismo, sicuramente. La Sensei è una donna di rara arroganza e non tollera che una “sua” creatura possa comportarsi in modo diverso da come ha previsto. E’ una donna, anche, assetata di potere: e l’idea di “domare i fulmini”, di avere potere su un semidio, la esalta. Ma è anche una donna sola e infelice: e dunque vulnerabile.
E tu, che rapporto hai con le tue creazioni?
Viscerale. Quando, poche settimane fa, ho finito di scrivere la trilogia, sono stata male per tre giorni. Male fisicamente. E credo che ci metterò un po’ per staccarmi dai personaggi: ammesso di riuscirci.
Di te si dice che leggi moltissimo quindi saprai dare una risposta ad un dubbio letterario tutto italiano: il romanzo gotico in Italia è mai esistito? La letteratura horror è una conquista recente del nostro paese oppure ha una storia che si è tramandata nel tempo?
Ma certo che ha una storia! Per me I promessi sposi è ANCHE un romanzo gotico. E poi ci sono gli autori neri della scapigliatura. E Landolfi! E ci sono gli autori di oggi: sempre di più, mi pare, e sempre più bravi!
Gli scrittori di horror sembrano avere tutti dei grossi fantasmi interiori. Tu, invece, appari molto semplice e anche divertita nel narrare (parlo anche delle cose che abbiamo letto nel tuo blog) oltre le paure di cui affermi essere vittima, ti porti dentro altre, drammatiche presenze irrisolte?
Ho le mie ferite, come tutti. Sono lontane nel tempo oppure vicinissime. So di essere una persona abbastanza fobica e troppo legata al computer: ma il fatto di esserne consapevole non risolve la cosa. Diciamo che io sono il mio peggior fantasma, probabilmente.
Come è nato il tuo rapporto con Feltrinelli? Hai mandato tu il manoscritto o ti hanno intercettato loro leggendo il sito di fan fiction su cui hai pubblicato in anteprima la storia?
Né l’una né l’altra cosa. Un lettore della fan fiction ha mandato il link a una persona che mi ha messo in contatto con un agente e dunque con l’editore.
Questo è il primo volume di una trilogia che esaurisce l’indagine di questo mondo mitologico dalla doppia identità oppure indica la strada per un’ulteriore viaggio fantastico?
Ah, saperlo! Al momento la trilogia è chiusa. Però…”è difficile dire addio”, come dice la Sensei.
Forse ti potrebbe interessare anche:
- “Parole. Gli incontri letterari di DonnaèWeb” alla scoperta di due diverse strade per parlare di donne e di nuovi media | di Isabella Moroni
- UN MONDO FANTASTICO! | Allegra Ravizza Art Project
- Un libro rosa e ironico per parlare delle donne. Intervista con Chiara Santoianni | di Isabella Moroni
- Dal Festival Teatri in Città al cambiamento. Intervista con Nicoleugenia Prezzavento | di Isabella Moroni
- Moto Hagio star dei SHOJO MANGA, a Roma | di Fernanda Moneta






